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Ad Atlantic City è entrato in funzione quello che viene descritto come il primo filtro per microplastiche su scala commerciale installato in un impianto di depurazione municipale. Lo hanno progettato due ex studenti di Princeton e oggi trattiene centinaia di milioni di particelle di plastica prima che finiscano nell’Oceano Atlantico. Nessuna legge lo imponeva. La struttura della Atlantic County Utilities Authority, conosciuta come ACUA, tratta ogni giorno circa 40 milioni di galloni di acque reflue (oltre 150 milioni di litri) provenienti da 14 comuni e poi scarica in mare l’effluente depurato. Con la nuova installazione permanente si aggiunge un passaggio dedicato esclusivamente alla cattura delle microplastiche, e secondo ACUA e la società PolyGone Systems si tratta del primo sistema municipale di questo tipo costruito a scala commerciale.
La tecnologia si chiama PolyPod e si basa sulla filtrazione biomimetica. I filtri imitano le piante ultraidrofobiche delle zone umide, che per loro natura attirano e trattengono le particelle idrofobiche come appunto le microplastiche. Il sistema viene collocato nel flusso dell’effluente già trattato poco prima dello scarico e aggiunge così uno strato di cattura senza costringere le aziende di servizi a sostituire le infrastrutture esistenti.
PolyPod: i risultati del progetto pilota e i dati ancora da verificare
Secondo ACUA il programma pilota di due anni, partito nel 2024, ha catturato ogni anno più di 580 milioni di particelle di microplastica dal flusso dell’impianto. Va detto però che il numero è stato misurato dagli stessi promotori e finora non risulta alcuna validazione indipendente. Nei test di laboratorio di PolyGone la rimozione ha superato il 98% in condizioni controllate, ma non è ancora stato dimostrato che l’installazione commerciale completa riesca a ottenere prestazioni paragonabili.
Il presidente della Atlantic County Utilities Authority, Matt DeNafo, ha spiegato la questione senza giri di parole: “Scarichiamo nell’oceano. Quindi se non togliamo la plastica presente nelle nostre acque reflue, la stiamo rimettendo nell’ambiente”. L’installazione permanente ha ottenuto un finanziamento di EUR 1.742.700, circa 1,8 milioni di euro, attraverso il New Jersey Water Bank.
Chi c’è dietro PolyGone e perché manca una normativa
A fondare PolyGone sono stati Nathaniel Banks e Yidian Liu, entrambi ex dottorandi della Princeton University con una formazione in architettura e design. Un percorso insolito per affrontare un problema che l’ingegneria tradizionale non aveva ancora risolto su larga scala. L’azienda ha già avviato un sistema analogo in un impianto di trattamento delle acque in California e ha mostrato interesse per versioni più piccole pensate per l’uso domestico. Banks parla di “una nuova era per l’innovazione nel trattamento”, dove diventa possibile costruire sistemi molto grandi e scalabili che usano pochissimo materiale e poca energia per eliminare contaminanti difficili. Per capire se questa descrizione regge davvero su scala commerciale serviranno però controlli indipendenti su costi operativi, manutenzione e consumi energetici.
Al momento negli Stati Uniti nessuna regolamentazione statale o federale obbliga a rimuovere le microplastiche dalle acque reflue municipali o dall’acqua potabile. Proprio questo vuoto normativo, secondo ACUA e PolyGone, rende il progetto di Atlantic City un modello volontario che altri gestori potrebbero adottare senza aspettare nuove leggi. A livello regionale i dati recenti mostrano quanto il tema sia concreto. Una campagna di campionamento organizzata da PennEnvironment e analizzata dalla Academy of Natural Sciences della Drexel University ha trovato particelle di microplastica in tutti i campioni prelevati da 22 corsi d’acqua del bacino del fiume Delaware, compresi il Delaware stesso, lo Schuylkill e il Brandywine. Quello studio non ha individuato fonti specifiche né stabilito i livelli di contaminazione dei singoli fiumi e non dimostra un collegamento diretto con gli scarichi dei depuratori.
Gli scienziati hanno rilevato microplastiche nei tessuti umani e nei fluidi corporei, anche se la ricerca non ha ancora chiarito quali siano le conseguenze precise per la salute. Il monitoraggio indipendente del sistema di Atlantic City dovrà misurare i tassi di cattura per le diverse dimensioni delle particelle e verificare come si comporta il filtro nelle varie stagioni e durante le tempeste. Andranno documentati anche i costi annuali di gestione e confermato il destino del materiale recuperato, che secondo i registri del progetto viene concentrato nei fanghi e poi incenerito.
Fonte: TecnoAndroid


