Pokémon Go torna sotto i riflettori, ma stavolta non per i mostriciattoli da catturare o per le passeggiate in cerca di palestre. Un’inchiesta giornalistica ha sollevato un interrogativo piuttosto scomodo, ossia se le scansioni ambientali raccolte dai giocatori possano aver avuto un ruolo, sia pure indiretto, nello sviluppo di tecnologie di navigazione pensate per usi militari. Una domanda che, comprensibilmente, ha fatto storcere il naso a parecchie persone.
Per capire di cosa si parla, bisogna partire da un dettaglio tecnico che in pochi conoscono davvero. Quando un giocatore inquadra l’ambiente circostante con il telefono, magari per posizionare un Pokémon in realtà aumentata, sta di fatto raccogliendo immagini e informazioni sullo spazio reale. Moltiplicato per milioni di utenti sparsi nel mondo, questo si traduce in una mole enorme di scansioni ambientali, una specie di mappatura diffusa del pianeta costruita pezzo dopo pezzo dai videogiocatori stessi.
Cosa dice l’inchiesta e cosa risponde Niantic
Il punto delicato sta proprio qui. Secondo quanto emerso, quei dati avrebbero potuto alimentare lo sviluppo di sistemi avanzati di orientamento spaziale, il tipo di tecnologia che trova applicazione anche nel campo dei droni e, più in generale, in contesti dove la navigazione precisa fa la differenza. L’idea che il divertimento di un’app per smartphone possa intrecciarsi con scenari di natura militare ha qualcosa di inquietante, va detto.
Niantic, la società che ha creato e gestito il gioco, ha però respinto con decisione questa ricostruzione. L’azienda ha negato di aver usato i dati degli utenti per finalità di quel tipo e ha voluto mettere dei paletti chiari attorno alla questione, chiarendo i limiti effettivi delle collaborazioni avute nel tempo. In altre parole, secondo la versione ufficiale non ci sarebbe stato alcun passaggio diretto di informazioni verso applicazioni belliche.
Perché la vicenda solleva tanti dubbi
Il nodo, semmai, riguarda la natura stessa di questi progetti. La costruzione di modelli tridimensionali del mondo reale, ottenuti grazie alle scansioni dei giocatori, è una tecnologia potentissima e per sua natura ambivalente. Lo stesso strumento che serve a far apparire un mostriciattolo sul marciapiede può, in linea teorica, essere riadattato per scopi molto diversi. Ed è questo doppio volto della tecnologia di navigazione ad aver acceso il dibattito.
C’è poi una questione di fondo che riguarda tutti, ben oltre il singolo gioco. La consapevolezza con cui milioni di persone hanno condiviso, senza pensarci troppo, immagini dettagliate dei luoghi che frequentano ogni giorno. Strade, parchi, quartieri, angoli di città che diventano dati preziosi nelle mani di chi sa come elaborarli. Il caso di Pokémon Go diventa così l’occasione per ragionare su quanto sappiamo davvero della destinazione finale delle informazioni che lasciamo dietro di noi.
Resta il fatto che la posizione di Niantic è netta e che, almeno sul piano ufficiale, l’azienda esclude qualsiasi utilizzo dei dati degli utenti in ambito militare. Le scansioni raccolte, stando a quanto dichiarato, sarebbero rimaste confinate agli scopi per cui erano nate, ossia migliorare l’esperienza di gioco e i servizi legati alla realtà aumentata.