Il previsto rincaro dei Pixel 11 è ormai sulla bocca di tutti, e come spesso accade nel mondo della tecnologia i prezzi salgono un po’ ovunque. Solo che stavolta ci sono un paio di elementi che rendono questo aumento più difficile da mandare giù rispetto al solito. Google ha ufficializzato la data del suo evento, fissato per il 12 agosto, quando arriveranno sia i nuovi Pixel 11 sia il Pixel Watch 5. Ma poche ore prima dell’annuncio è spuntato un report sui possibili listini, e diciamo che non è stata una lettura piacevole.
Secondo le indiscrezioni, l’intera gamma dei Pixel 11 subirebbe un aumento di 100 euro su ogni modello. La piccola nota positiva è che sparirebbero i tagli da 128GB, ma questo spinge comunque i Pixel dritti nella fascia dei top di gamma più costosi. Si parla di Pixel 11 a 999 euro, Pixel 11 Pro a 1.199 euro, Pixel 11 Pro XL a 1.399 euro e Pixel 11 Pro Fold addirittura a 1.999 euro. Insomma, cifre importanti che portano i telefoni di Google a giocare la partita dei prezzi più alti del settore.
La questione Tensor e il confronto con la concorrenza
Qui entra in gioco il vero punto dolente, ovvero il chip Tensor. Nell’uso di tutti i giorni se la cava benissimo e copre senza problemi quello che la maggior parte delle persone fa davvero con lo smartphone. Però va detto con onestà che, sulla carta, questi processori non reggono il confronto con un flagship equipaggiato Snapdragon. E quando Google chiede le stesse cifre di dispositivi come la serie Galaxy S26, diventa complicato ignorare che in alcuni ambiti, il gaming per esempio, si perde qualcosa. Senza contare la storica difficoltà dei Pixel nella gestione del calore, problema che nasce proprio dal Tensor.
Il Tensor G6 promette bene, per carità, ma salvo sorprese clamorose i Pixel 11 resteranno meno potenti dei rivali a parità di prezzo. Il cambio sullo storage aiuta a smussare un po’ le cose. Il Pixel 10 con base da 128GB era stato un bel limite lo scorso anno, e abbandonare quel taglio era una mossa attesa da almeno due generazioni. Solo che arriva insieme a un aumento, e sembra un po’ il minimo sindacale.
C’è poi un dettaglio che non convince. Con i Pixel 9 Pro e Pixel 9 Pro XL la differenza era di appena EUR 87. Con la generazione Pixel 10 il divario è cresciuto, ma a parità di memoria non c’era stato alcun rincaro reale. Adesso invece tra Pixel 11 Pro XL e il modello inferiore si arriva a un salto di EUR 175. È più o meno lo standard del mercato, però la scelta precedente sembrava più equilibrata.
Il Fold e il nodo della RAM
Il Pixel 11 Pro Fold è quello che fa storcere di più il naso. Ricicla lo stesso design che ormai non tiene il passo con il resto del mondo dei pieghevoli. Chiedere quasi 1.900 euro quando con circa 100 euro in più si porta a casa un Galaxy Z Fold 8, più sottile e con un form factor migliore, ha poco senso. Per non parlare di un Fold 7 usato a prezzi ben inferiori.
L’altro tema scomodo riguarda la presunta riduzione della RAM su alcuni modelli. Un leak precedente parlava del Pixel 11 base sceso a 8GB e dei modelli Pro a 12GB. Se fosse vero, gli aumenti diventerebbero quasi impossibili da accettare. I prezzi delle memorie stanno schizzando alle stelle, questo è vero, ma pagare di più per avere meno brucia parecchio, soprattutto per un marchio che sull’intelligenza artificiale affamata di memoria punta più di chiunque altro. Gli aumenti erano inevitabili e questi listini potrebbero pure non essere il peggio, viste le tensioni sul mercato della RAM, ma questi fattori tutti specifici dei Pixel rendono i rincari di Google un boccone parecchio amaro.