Il crollo del petrolio del 24% in un solo mese non si è tradotto in un risparmio altrettanto corposo al distributore, e questa è la contraddizione che sta facendo discutere. A metterla nero su bianco è il Codacons, che ha messo a confronto l’andamento delle quotazioni internazionali del greggio con quello dei prezzi di benzina e gasolio praticati sulla rete italiana. Il risultato è netto: mentre il barile perdeva quasi un quarto del suo valore, alla pompa gli automobilisti hanno visto scendere poco o niente. E torna così a galla la vecchia domanda su quanto velocemente i movimenti dei mercati arrivino davvero nel portafoglio di chi guida.
Petrolio giù, ma il risparmio per gli automobilisti resta limitato
Nel giro di trenta giorni le quotazioni del petrolio sono scese del 23,8%. Una flessione pesante, che però non ha prodotto un calo proporzionale sui carburanti. Nello stesso periodo il prezzo medio della benzina è calato di circa il 6%, mentre il gasolio ha fatto ancora peggio, fermandosi a una contrazione del 2,2%. Il Codacons parla di una nuova prova della cosiddetta doppia velocità: quando il greggio sale, i rincari corrono subito verso i distributori, ma quando le quotazioni crollano la discesa dei prezzi alla pompa arriva col contagocce.
Il tema pesa parecchio sulle famiglie italiane, se si pensa a quanto incidono benzina e diesel sui conti di casa e sulle spese di trasporto. Nei giorni successivi il Brent è sceso ancora, fino a toccare i EUR 63 al barile, sotto i livelli precedenti alle tensioni internazionali. Eppure il calo del prezzo medio del gasolio è rimasto nettamente più contenuto rispetto al tonfo delle quotazioni petrolifere.
Codacons pronto a rivolgersi ad Antitrust e Procure
Davanti a questo divario tra l’andamento del greggio e i prezzi al distributore, il Codacons ha annunciato di essere pronto a muoversi sul piano legale a tutela degli automobilisti. La richiesta è chiara: i listini di benzina e diesel devono adeguarsi più in fretta al ribasso delle quotazioni internazionali. E l’associazione non esclude di bussare alla porta dell’Antitrust e delle Procure della Repubblica per capire se ci siano anomalie nella formazione dei prezzi.
L’idea è verificare se lungo la filiera dei carburanti esistano meccanismi capaci di rallentare il passaggio dei ribassi ai consumatori finali. Una faccenda che diventa ancora più delicata quando si avvicinano gli spostamenti estivi, con milioni di persone in viaggio. In quei periodi bastano pochi centesimi sul prezzo al litro per gonfiare la spesa complessiva in modo tutt’altro che trascurabile. Con il petrolio in forte calo, l’attenzione ora è tutta sull’evoluzione dei prezzi di benzina e gasolio in Italia e su quanto rapidamente i distributori decideranno di girare agli automobilisti i ribassi registrati sui mercati internazionali.