Chi parla più lingue potrebbe avere un cervello biologicamente più giovane, addirittura di tredici anni rispetto alla sua età anagrafica. Non è una promessa da spot pubblicitario ma il risultato di una ricerca presentata a Barcellona durante il FENS Forum 2026, l’appuntamento organizzato dalla Federation of European Neuroscience Societies. L’idea che il multilinguismo faccia bene alla mente circolava già da tempo, questo è vero, ma per la prima volta i benefici sono stati quantificati in anni concreti. E il messaggio che ne esce è piuttosto chiaro, prima si comincia e più a fondo si studia, meglio è per la salute del cervello.
Lo studio ha coinvolto quasi 900 persone dei Paesi Baschi, una regione nel nord della penisola iberica dove convivono più idiomi. I partecipanti parlavano una o più lingue tra spagnolo, basco, francese e inglese, un contesto ideale per misurare cosa succede alla mente di chi passa continuamente da un codice linguistico all’altro.
Mettendo a confronto l’età biologica del cervello con quella reale è saltato fuori un dato interessante. I benefici crescono in modo quasi esponenziale. Chi parlava due lingue mostrava un cervello più giovane di sei anni, chi ne parlava tre di sette anni, e chi arrivava a quattro lingue guadagnava addirittura tredici anni. Numeri che fanno riflettere, soprattutto perché non si tratta di sensazioni ma di misurazioni.
Meglio da piccoli, ma anche da grandi conta
Il punto è che non basta accumulare lingue come figurine. Conta anche quanto le si conosce bene e a che età le si è imparate. «Una maggiore competenza linguistica e un’acquisizione più precoce della seconda lingua sono state associate a un invecchiamento cerebrale più ritardato», ha spiegato Lucia Amoruso, che ha presentato la ricerca alla conferenza. Insomma, l’esposizione precoce e lo studio approfondito valgono più di una conoscenza superficiale spalmata su tante lingue diverse.
Questo vuol dire che chi si mette a studiare una lingua da adulto sta perdendo tempo? Neanche per sogno. I benefici maggiori arrivano quando si cresce fin da bambini in un ambiente con più lingue, questo è innegabile, ma imparare un nuovo idioma anche in età adulta porta comunque effetti positivi sulla salute della mente. Il bilinguismo tardivo resta un ottimo allenamento, tanto vale approfittarne.
Gli autori invitano comunque alla prudenza. Pur avendo tenuto conto di variabili come età, sesso e livello di istruzione dei partecipanti, ammettono di non poter escludere del tutto altri fattori capaci di incidere sulla salute cerebrale. Lo stile di vita, per esempio, oppure il grado di coinvolgimento sociale di ciascuno. Elementi difficili da isolare del tutto in una ricerca del genere.
Il prossimo passo del gruppo di studio guarda già oltre. L’obiettivo è ripetere un’indagine simile su persone colpite da malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, dove il processo di invecchiamento cerebrale assume un peso ben più delicato. Capire se e quanto il parlare più lingue possa fare la differenza in questi casi potrebbe aprire scenari di un certo interesse per chi studia la mente e i modi per proteggerla nel tempo.