L’Unione Europea sta valutando un sistema di limitatori di velocità satellitari capace di impedire fisicamente alle auto di superare il limite consentito, e la notizia sta facendo discutere parecchio. Oggi le vetture nuove emettono un semplice avviso sonoro quando si preme troppo sull’acceleratore. Un beep che molti ignorano senza pensarci due volte, un po’ come si scarta un suggerimento musicale senza rimpianti. Alcune fonti interne alla Commissione Europea, però, vorrebbero costruire una versione che nessuno possa aggirare. Attenzione, per ora non esiste alcuna legge firmata. Si parla di ambizioni interne, non di testi normativi approvati.
Il cuore della questione è tutto qui, nella distanza tra quello che c’è già nelle auto e quello che qualcuno a Bruxelles vorrebbe introdurre. Dal luglio 2024 ogni nuovo tipo di veicolo immatricolato nell’Unione deve montare l’Intelligent Speed Assistance, meglio noto come ISA. Il sistema incrocia i dati dei database di limiti collegati al GPS con il riconoscimento dei cartelli tramite telecamera, poi avvisa o oppone una leggera resistenza quando si sfora. Il punto fondamentale è che il conducente può disattivarlo o ignorarlo. Al riavvio del motore torna attivo, ma non blocca mai in modo permanente la velocità. I tre modi di funzionamento sono chiari. Avvisi sonori, resistenza sull’acceleratore, oppure limitazione attiva della potenza. In ogni caso resta sempre la possibilità di spegnerlo. Un test su una flotta di veicoli a New York con l’ISA in modalità attiva ha mostrato una riduzione del 64 per cento degli episodi di forte eccesso di velocità.
Il salto verso il limitatore automatico e i suoi ostacoli
Il divario tra dove si trova oggi l’ISA e dove alcune fonti anonime della Commissione vorrebbero portarlo è ampio, e pieno di insidie tecniche. Una fonte ha descritto la versione con soli avvisi come “sempre stata solo una fase intermedia”, aggiungendo un concetto piuttosto netto. Prima avvisiamo il conducente, gli facciamo sentire il beep, ma alla fine fisseremo la velocità dell’auto in modo che non si possa più andare oltre il limite. Il sistema proposto dovrebbe combinare il GPS con dati 5G provenienti dai dispositivi connessi nelle vicinanze, così da rendere il posizionamento molto più preciso. La data che circola è il 2030. Anche qui, nessun testo ufficiale conferma nulla.
Ed è proprio qui che la proposta sbatte contro un muro. Un centro di ricerca britannico ha testato la precisione dell’ISA in condizioni reali nel Regno Unito, scoprendo che perfino il sistema migliore individuava correttamente i cambi di limite solo il 90,3 per cento delle volte. Uno su dieci sbagliato, insomma. I sistemi peggiori si fermavano al 74,3 per cento. La conclusione è che l’accuratezza era troppo bassa perché la maggior parte dei guidatori possa fidarsi dell’ISA come limitatore rigido. Trovarsi bloccati a 40 chilometri orari su una superstrada solo perché il database non è aggiornato non è un fastidio da poco.
Chi pensa che tutto questo resti confinato a Bruxelles farebbe bene a guardare la traiettoria. Dal 2027 l’IIHS richiederà l’ISA in versione consultiva per ottenere il massimo punteggio di sicurezza. Virginia e Washington già consentono i limitatori come condizione per mantenere la patente ai recidivi. La California aveva valutato obblighi più ampi, ma il governatore Newsom ha posto il veto sulla proposta di legge del 2024, segno che la resistenza politica è viva su entrambe le sponde dell’Atlantico.
I dati a favore della sicurezza esistono. Le stime europee suggeriscono che un ISA regolamentato potrebbe tagliare fino al 50 per cento le vittime della strada, e un calo di appena 1 chilometro orario nella velocità media ridurrebbe del 5 per cento gli incidenti mortali. Trasformare un semplice avviso in una gabbia richiede però dati cartografici così precisi da poterci affidare la propria vita. E quell’infrastruttura, per ora, non esiste ancora del tutto.