Papa Leone XIV ha pubblicato da poco la sua prima enciclica dedicata ai rischi dell’intelligenza artificiale, un documento lungo 245 paragrafi intitolato “Magnifica humanitas”. Il tema è la tutela della persona umana nell’era dell’AI. Eppure, proprio questo testo potrebbe essere stato in parte scritto con l’aiuto di un sistema di intelligenza artificiale. Un paradosso che ha attirato parecchia attenzione.
L’analisi che ha sollevato il dubbio sull’enciclica del Papa
Tutto nasce da un’analisi pubblicata su LessWrong da Linch Zhang, che ha sottoposto il testo dell’enciclica a Pangram, uno dei rilevatori di contenuti AI considerati più affidabili nel settore. I risultati sono stati tutt’altro che rassicuranti per chi si aspettava un documento interamente scritto da mano umana: alcune sezioni sono state classificate come generate dall’intelligenza artificiale con probabilità che oscillano tra il 40% e il 100%. Anche solo il primo capitolo ha raggiunto un punteggio del 62%.
Secondo Zhang, il testo presenta diversi segnali tipici della scrittura AI. Uno dei più curiosi riguarda la frequenza anomala della parola “autenticamente”, che compare molto più spesso rispetto alle encicliche precedenti. Un dettaglio che potrebbe sembrare trascurabile, se non fosse che questo termine viene frequentemente associato allo stile di Claude, il modello linguistico sviluppato da Anthropic. E qui la faccenda diventa ancora più singolare: Leone XIV ha presentato l’enciclica proprio accanto a Christopher Olah, tra i fondatori di Anthropic. Una coincidenza che ha alimentato ulteriori speculazioni.
Quanto ci si può fidare dei rilevatori di contenuti AI?
Va detto chiaramente: i detector AI non sono strumenti perfetti. Diversi rilevatori possono dare risultati differenti sullo stesso testo, e anche quando concordano non esiste una garanzia assoluta di correttezza. Detto questo, Pangram gode di una buona reputazione tra i ricercatori del settore. A marzo 2025, l’azienda aveva stimato il proprio tasso di falsi positivi (cioè testi umani classificati erroneamente come generati dall’AI) intorno a 1 caso ogni 10.000 analisi. Un margine di errore piuttosto contenuto.
Il punto più interessante dell’intera vicenda è forse un altro. L’analisi ha evidenziato che le sezioni orali del Papa, quelle pronunciate a voce, risultano al 100% umane. Mentre le parti scritte mostrano tracce parziali di intelligenza artificiale. Questo potrebbe suggerire uno scenario abbastanza plausibile: il pensiero e le idee sono del Papa, ma la stesura potrebbe essere stata assistita da strumenti AI. Non un sostituto del ragionamento, insomma, ma un supporto nella fase di scrittura e rielaborazione del testo.
Il nodo dell’autenticità e il silenzio del Vaticano
Se Papa Leone XIV ha utilizzato l’AI come strumento per limare e rielaborare il testo, si tratta dello stesso tipo di utilizzo che milioni di professionisti fanno ogni giorno nel mondo. Nulla di scandaloso, almeno in superficie. Ma se parti dell’enciclica sono state generate dall’intelligenza artificiale senza una reale rielaborazione umana, allora si pone un problema di autenticità non trascurabile. Soprattutto per un documento che chiede esplicitamente all’umanità di mantenere il controllo sull’AI e di preservare la centralità della persona.
La distinzione tra idee umane e formulazione assistita è destinata a diventare sempre più comune nei prossimi anni, e sempre più difficile da tracciare con precisione. È una zona grigia che riguarda ormai qualsiasi ambito, dalla letteratura al giornalismo, dalla politica alla religione. Il Vaticano, per il momento, non ha risposto ad alcuna richiesta di commento sulla vicenda.