I robot umanoidi stanno per entrare nelle fabbriche e i lavoratori, quelli in carne e ossa, hanno deciso di non restare a guardare. In Corea del Sud gli operai di Hyundai hanno avviato uno sciopero parziale, spinti da una miscela di rivendicazioni salariali e paura per il futuro. Perché mentre l’elettrificazione occupa i titoli dei giornali, dietro le quinte c’è un’altra trasformazione in corso, silenziosa ma potenzialmente più pesante per chi lavora alla catena di montaggio.
Le trattative sul rinnovo dei contratti si sono arenate e da lì è partita la protesta. Non un blocco totale, però. Gli operai hanno scelto la formula dello sciopero a scaglioni, di tre giorni, lasciando i turni due ore prima fino a mercoledì. Nel frattempo i vertici sindacali continuano a parlare con la dirigenza, nella speranza di evitare uno scontro più lungo e logorante.
Hyundai: non si tratta solo di soldi
Certo, la questione economica pesa eccome. Il sindacato chiede un aumento più sostanzioso della paga base, bonus più generosi e un sistema di partecipazione agli utili legato ai risultati annuali dell’azienda. Il ragionamento è semplice: se i dipendenti delle aziende tecnologiche stanno raccogliendo i frutti del boom dell’intelligenza artificiale, allora anche chi costruisce fisicamente le auto dovrebbe avere la sua parte.
Ma sotto la superficie c’è dell’altro. La protesta non riguarda soltanto lo stipendio di oggi, riguarda la certezza di avere ancora un lavoro domani. Hyundai ha già annunciato che porterà nelle sue fabbriche americane il robot umanoide Atlas, sviluppato da Boston Dynamics, azienda controllata dallo stesso gruppo coreano. L’ingresso è previsto a partire dal 2028.
Le macchine dovrebbero cominciare con i compiti logistici più ripetitivi, per poi passare ad attività di assemblaggio più complesse verso la fine del decennio. Ecco perché il sindacato chiede tre cose precise: trattative formali prima dell’arrivo dei robot, tutele sul reddito dei dipendenti man mano che l’automazione si espande, e l’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 65 anni.
Hyundai non è certo l’unica su questa strada. Tesla, Mercedes-Benz, BMW, Toyota, Mitsubishi, BYD, Chery e diversi altri costruttori stanno investendo forte sui robot umanoidi e sull’automazione guidata dall’IA. Che si tratti di spostare pezzi in un magazzino o di dare una mano nell’assemblaggio, il settore è convinto che questi macchinari diventeranno presto una presenza normale nelle fabbriche del futuro.
Operai compatti, azienda irremovibile
Per Hyundai lo sciopero sarà comunque un problema scomodo e costoso. La Corea del Sud resta il cuore delle sue operazioni produttive, con circa metà del volume globale di veicoli costruito lì. Anche fermate relativamente brevi si traducono in fretta in migliaia di auto mancanti e centinaia di milioni di euro di ricavi persi. Nonostante questo, l’azienda non arretra di un passo.
“Gli scioperi del passato non hanno prodotto altro che perdite di produzione irreversibili, salari persi e critiche dure da clienti e opinione pubblica”, ha avvertito Choi Yeong Il, responsabile della produzione nazionale, in una dichiarazione. E ha aggiunto che Hyundai non risarcirà i lavoratori per le retribuzioni perse durante l’azione sindacale.
Il paradosso, un po’ amaro, è evidente. Se prima o poi i robot umanoidi arriveranno a occupare abbastanza posti, Hyundai magari non dovrà più affrontare tutta questa trafila. La linea potrà anche fermarsi per un aggiornamento software, ma difficilmente la dirigenza si troverà davanti un picchetto di Atlas che pretendono bonus più alti. Almeno finché non diventeranno senzienti.