Fotovoltaico e ondate di calore vanno raccontati insieme, perché negli ultimi giorni il caldo record ha spinto milioni di famiglie italiane ad accendere l’aria condizionata quasi senza tregua. Una necessità, ormai, più che un comfort. Solo che dietro quel sollievo si nasconde un prezzo da pagare, e non parliamo solo della bolletta. I consumi elettrici schizzano verso l’alto, la rete fatica a reggere e in alcune città non sono mancati blackout improvvisi, di quelli che lasciano interi quartieri al buio nelle ore peggiori della giornata.
La domanda, a questo punto, viene quasi da sola. Quanto può davvero aiutare il fotovoltaico domestico in situazioni come queste? A provare a rispondere ci ha pensato un nuovo studio coordinato dal CMCC, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. I numeri che emergono sono interessanti e, per una volta, anche piuttosto incoraggianti.
Cosa dice lo studio del CMCC
Secondo la ricerca, una diffusione più ampia dei pannelli solari sui tetti potrebbe compensare circa la metà dell’aumento della domanda di elettricità legata al raffrescamento previsto nei prossimi decenni. Tradotto in parole semplici, quando il termometro sale e tutti accendono i condizionatori, gli impianti installati sui tetti potrebbero coprire una fetta consistente di quel fabbisogno extra. E lo farebbero proprio nelle ore di punta, quelle in cui il sole picchia di più e la rete elettrica rischia di andare in sofferenza.
Lo studio, intitolato Synergies between climate mitigation and adaptation: the role of photovoltaics in meeting cooling demand in Italy, ha messo insieme tre tipi di dati diversi. Da un lato i consumi reali delle famiglie italiane, dall’altro le statistiche sulla diffusione degli impianti fotovoltaici nel paese, e infine le proiezioni climatiche ad alta risoluzione. Un incrocio di informazioni pensato per capire una cosa precisa.
Quanta fotovoltaico servirà per rinfrescare le case
L’obiettivo era stimare quanta energia in più servirà per rinfrescare le abitazioni durante estati che, anno dopo anno, diventano sempre più torride. E soprattutto quale parte di questo fabbisogno potrà essere soddisfatta direttamente dagli impianti montati sui tetti, senza dover pesare ulteriormente sulla rete nazionale. La logica, a ben vedere, è quasi elegante nella sua semplicità. Le giornate più calde, quelle in cui i condizionatori lavorano a pieno regime, coincidono spesso con le ore di maggiore irraggiamento solare. Più sole significa più produzione fotovoltaica, proprio nel momento in cui serve. Una sorta di compensazione naturale tra domanda di raffrescamento e capacità produttiva degli impianti.
I ricercatori parlano di una sinergia tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Da una parte si riducono le emissioni grazie a fonti pulite, dall’altra ci si attrezza per affrontare un clima che sta cambiando e che porta con sé estati sempre più estreme. Due esigenze che, almeno sulla carta, sembrano andare nella stessa direzione anziché ostacolarsi a vicenda.
Il risultato finale, per dirla con le parole dello studio, è rincuorante. Coprire metà dell’aumento dei consumi destinati al raffreddamento non risolve da solo il problema della pressione sulla rete elettrica, ma rappresenta un contributo tutt’altro che trascurabile. Soprattutto se si pensa allo scenario alternativo, fatto di reti sovraccariche e blackout che diventano sempre più frequenti nelle estati italiane. Lo studio fotografa un potenziale, indica una strada possibile. Quel potenziale, però, si concretizza solo nella misura in cui le famiglie italiane decidono di puntare davvero sul solare per le proprie case.