Le ostriche nello spazio sembrano un’idea strappata a un romanzo di fantascienza, eppure c’è chi le studia sul serio come possibile alleato per rendere più sostenibile la permanenza degli astronauti lontano dalla Terra. Non è la prima volta che spuntano progetti al limite dell’assurdo, ma dietro a certe affermazioni si nasconde quasi sempre parecchia scienza. E dei principi che, come spesso capita, prendono ispirazione dalla natura stessa, con risultati sorprendenti.
Il ragionamento di partenza è tutto sommato lineare. Questi molluschi filtrano l’acqua negli ecosistemi marini in modo del tutto spontaneo, quindi perché non potrebbero farlo anche dentro un habitat controllato? L’idea prende corpo pensando alle missioni di lunga durata, quelle che nei piani riporteranno gli esseri umani prima sulla Luna e poi, magari, fino a Marte. In viaggi del genere l’acqua diventa una risorsa preziosa, da riciclare e ripulire il più possibile, e ogni sistema in grado di aiutare fa la differenza.
Chi sta lavorando davvero al progetto
Può sembrare una follia, ma sul tema ci sono due realtà impegnate concretamente. La prima è la Harrisburg University, in Pennsylvania. La seconda è Monolith Space, una piccola azienda fondata da Jacob Scoccimerra. Due mondi diversi, quello accademico e quello imprenditoriale, che si ritrovano a esplorare la stessa intuizione: sfruttare la capacità naturale di filtraggio delle ostriche per trasformarla in una tecnologia utile a chi vive lontano dal nostro pianeta.
L’aspetto interessante è proprio questo intreccio tra biologia marina e ingegneria spaziale. Un mollusco che nei fondali fa il suo mestiere da milioni di anni potrebbe diventare, in un habitat progettato per la microgravità, un piccolo tassello di un sistema più ampio pensato per mantenere pulita l’acqua a bordo. Un approccio che guarda alla natura non come a un ostacolo da superare ma come a una fonte di soluzioni già collaudate, da adattare a un contesto totalmente nuovo.
Il fascino di queste ricerche sta anche nella loro capacità di ribaltare le aspettative. Nessuno, pensando alle sfide dell’esplorazione spaziale, immaginerebbe di trovarsi davanti a delle ostriche. Eppure la ricerca di soluzioni sostenibili per le future basi lunari e marziane passa proprio da idee che, a prima vista, sembrano fuori posto. E che invece potrebbero rivelarsi più concrete di quanto ci si aspetti.