OpenAI starebbe lavorando al suo primo smart speaker con intelligenza artificiale integrata, e la cosa interessante è che non seguirebbe affatto la strada già battuta da tanti altri. Niente schermo, niente interfacce complicate. L’idea sarebbe quella di puntare tutto sulla voce, riducendo al minimo la dipendenza dai display a cui ormai siamo abituati. Un cambio di prospettiva non da poco, se si pensa a quanto siano diventati centrali gli schermi nella nostra vita di ogni giorno.
Il progetto nasce dentro un mercato già affollato, quello degli assistenti vocali, dominato dai colossi tech che conosciamo bene. Ma qui l’obiettivo dichiarato sarebbe diverso: riscrivere le regole del gioco grazie all’intelligenza artificiale generativa. A dare peso a questa direzione c’è l’acquisizione della startup io, fondata da Jony Ive, un nome che nel design hardware pesa parecchio. Una mossa che lascia intendere la volontà di creare una categoria di prodotti pensati fin dall’inizio attorno ai modelli linguistici avanzati, non adattati dopo.
Uno speaker che capisce cosa succede intorno
Stando alle indiscrezioni che circolano, si tratterebbe di un dispositivo compatto, a batteria, facile da portare in giro per casa o ovunque serva. L’assenza di un display non sarebbe un limite, anzi. Sarebbe una scelta precisa, coerente con l’idea di favorire un dialogo naturale, quasi umano. Il cuore del sistema dovrebbe essere ChatGPT, con le sue capacità conversazionali ormai piuttosto evolute, che renderebbero lo scambio molto più fluido rispetto agli assistenti vocali tradizionali.
C’è poi un dettaglio che fa la differenza. Il dispositivo dovrebbe montare una fotocamera e alcuni sensori ambientali, in grado di leggere ciò che accade intorno a chi lo usa. Questa capacità di interpretare il contesto fisico potrebbe alzare parecchio la qualità delle risposte, andando oltre il classico schema comando e risposta degli speaker che già usiamo. In pratica non si limiterebbe a eseguire ordini, ma proverebbe a capire situazioni e bisogni in modo più ampio.
Funzioni, design e cosa aspettarsi
Sul lato pratico, il dispositivo dovrebbe fare tutto ciò che ci si aspetta da uno smart speaker di alto livello. Controllo della smart home, riproduzione di musica e contenuti, gestione di messaggi e conversazioni vocali. A questo si aggiungerebbero le potenzialità dell’AI multimodale, con tempi di risposta più veloci e dialoghi più naturali. Un particolare curioso riguarda la possibile presenza di componenti meccanici capaci di muoversi, pensati per rendere l’interazione più viva e meno rigida.
Il lavoro del team arrivato da io e dello studio LoveFrom fa pensare a una grande cura per il design e per l’esperienza d’uso. L’idea di fondo sarebbe costruire oggetti attorno all’AI, non il contrario. E secondo quanto trapela, lo speaker sarebbe solo il primo tassello di una linea più ampia, con altri prodotti ancora in fase di sviluppo.
Qualche dubbio però rimane. Le tempistiche, tanto per cominciare, potrebbero allungarsi fino al 2027. E poi c’è il tema della privacy, praticamente inevitabile quando parliamo di sensori e fotocamere sempre accesi. Mancano ancora conferme ufficiali, ma il progetto si inserisce in una tendenza ben chiara del settore, quella di ridurre il peso degli schermi e puntare su interazioni vocali sempre più intelligenti e attente al contesto.