OOMWOO è il nome di un progetto che prova a rispondere a una domanda che tanti si sono posti guardando il proprio elettrodomestico intelligente: possibile costruire un robot aspirapolvere open source che non dipenda dal cloud del produttore, da un’app blindata e da pezzi impossibili da riparare? La risposta arriva sotto forma di piattaforma tecnica aperta, stampabile in 3D e controllabile in locale, costruita attorno a Raspberry Pi, ROS 2, un sensore LiDAR 2D e l’integrazione con Home Assistant. Attenzione però, non è un prodotto pronto da mettere sullo scaffale. È qualcosa pensato per chi vuole capire, modificare e riparare la macchina che gli pulisce casa.
In poco più di 20 anni il settore ha cambiato pelle. Si è passati dai percorsi quasi casuali alle mappe che restano in memoria, allo SLAM, ai laser, alle telecamere RGB, ai sensori ToF, fino alle basi di ricarica che svuotano da sole il serbatoio e alle app diventate ormai il centro di tutto. Quello che resta nascosto, invece, è spesso rimasto chiuso a doppia mandata. Firmware proprietari, server remoti, account obbligatori, ricambi mai davvero documentati e dati domestici gestiti secondo le regole di chi ha progettato il dispositivo.
Un robot aspirapolvere open source, non il solito kit per maker
OOMWOO sposta il baricentro. Il repository principale su GitHub conta circa 2700 stelle e oltre 100 fork, un segnale non da poco per un’iniziativa presentata pubblicamente a metà giugno 2026 e ancora in piena fase di sviluppo. Il messaggio è semplice: un robot deve funzionare anche senza cloud, con componenti che ognuno può procurarsi da solo e una documentazione abbastanza dettagliata da permettere di rimontare l’intera macchina.
Qui non si parla di un telaietto dimostrativo con due motori e un microcontrollore. L’ambizione è avvicinarsi alla qualità di un vero elettrodomestico. Telaio stampabile in 3D, elettronica documentata, firmware aperto, software costruito su ROS 2, navigazione autonoma, mappatura tramite laser e controllo locale via Home Assistant. La scelta di ROS 2 è il cuore di tutto. Nei modelli commerciali la navigazione nasce da stack proprietari, ottimizzati per hardware economico e difficili da studiare dall’esterno. OOMWOO prende un’altra direzione e usa componenti già noti nel mondo della robotica, gli stessi che si trovano nella ricerca, nella didattica e nelle applicazioni professionali. La parte di movimento ruota attorno a Nav2, il framework che gestisce pianificazione, controllo, localizzazione e recupero da eventuali blocchi. Il robot non si limita a reagire agli urti, ragiona su una rappresentazione dello spazio.
LiDAR 2D, SLAM e il limite degli ostacoli bassi
Il sensore protagonista della prima versione è un LiDAR 2D. Una scelta sensata: un laser bidimensionale ricostruisce pareti, mobili e ostacoli alla quota del sensore con una complessità inferiore rispetto alle telecamere stereo o ai sensori 3D. Il rovescio della medaglia è che non vede cavi, calzini, giocattoli bassi, tappeti rialzati e piccoli oggetti che stanno sotto la torretta. La documentazione lo ammette senza giri di parole. La promessa non è battere i top di gamma nella gestione degli ostacoli, ma offrire una base aperta su cui sperimentare. Per gli ostacoli invisibili al laser, nella prima versione ci si affida anche al bumper. La visione con telecamere e il riconoscimento degli oggetti restano tra gli obiettivi successivi.
Lo SLAM, cioè la costruzione simultanea della mappa e della posizione del robot, resta comunque una funzione essenziale. Durante la prima pulizia il dispositivo esplora le stanze, genera una mappa coerente e la usa per non perdere l’orientamento. Nelle sessioni successive sfrutta la mappa già salvata, riduce le esplorazioni inutili e gestisce meglio le zone.
Raspberry Pi 5, ESP32 e la questione delle risorse
L’architettura, in prima battuta, mette insieme un Raspberry Pi 5 e un ESP32 con micro-ROS. Un robot commerciale può cavarsela con processori molto più modesti perché il produttore controlla tutto lo stack e ottimizza il software fin nei minimi dettagli. OOMWOO invece punta su componenti open e general purpose, con un costo inevitabile in memoria e potenza di calcolo. Raspberry Pi 5 monta un Broadcom BCM2712 con CPU quad-core Arm Cortex-A76 a 2,4 GHz e memoria LPDDR4X-4267 in tagli fino a 16 GB. Per un progetto con simulazione, mappatura, navigazione ed eventuale elaborazione di sensori aggiuntivi, partire da una scheda più capace semplifica la fase iniziale.
Molti utenti non chiedono soltanto un robot più economico. Chiedono un dispositivo che non diventi un fermacarte quando il produttore cambia server, chiude un’app o smette di vendere ricambi. OOMWOO non risolve ancora tutti questi problemi, però li affronta dal lato giusto, quello della trasparenza tecnica.
