Il drone Nyan è al centro dei nuovi test militari del Regno Unito, che sta accelerando con decisione sullo sviluppo di velivoli senza pilota capaci di operare praticamente ovunque. Stavolta la mossa è particolare, perché un sistema già collaudato a terra viene portato in acqua, con l’idea di trasformare questa tecnologia in qualcosa di ordinario anche a fianco delle unità navali.
Il protagonista, appunto, è Nyan, un drone d’attacco senza pilota che la Royal Navy ha lanciato da una nave durante una serie di prove al largo della costa meridionale dell’Inghilterra. È un cambio di prospettiva piuttosto interessante, se pensiamo che di solito i droni li immaginiamo come mezzi da usare sulla terraferma. Qui invece il Regno Unito vuole sfruttarli anche insieme alle navi tradizionali, integrandoli nelle operazioni di flotta.
Per capire di cosa parliamo, Nyan rientra nella categoria dei One-Way Effector. Detta così magari dice poco, ma il concetto è semplice: si tratta di un drone programmato per raggiungere un bersaglio preciso. In molti li chiamano droni kamikaze, e il motivo è chiaro. Una volta arrivato sull’obiettivo, il velivolo esplode e non torna più indietro, non è recuperabile.
Dai test in Estonia all’esercitazione Neptune Reach
Secondo le informazioni diffuse, il velivolo ha un’apertura alare di 2,9 metri ed è stato sviluppato da Callen-Lenz, realtà collegata a BAE Systems. Il sistema non è nuovo alle prove sul campo. Era già stato messo alla prova a terra durante l’esercitazione Spring Storm in Estonia, dove la British Army lo ha usato in modo approfondito in operazioni di fuoco a lungo raggio a supporto degli alleati NATO.
La vera novità arriva però dall’acqua. Durante l’esercitazione Neptune Reach, il drone è stato lanciato dalla nave sperimentale XV Patrick Blackett grazie a un sistema montato sul ponte. Funziona un po’ come una catapulta ed è in grado di imprimere al velivolo una velocità fino a 55 metri al secondo, giusto lo slancio che serve per farlo partire dal ponte.
Adesso i dati raccolti in questi test finiranno sotto la lente della Royal Navy Capability team e dell’Air and Space Warfare Centre. L’obiettivo è capire se e come impiegare Nyan su più unità navali, allargando l’uso di questi mezzi oltre la fase sperimentale.
Restando in tema di droni kamikaze, quando si parla di difesa anche strumenti insoliti possono tornare utili. Gli smartphone, per esempio. Lo pensa una startup lituana, che sostiene di avere tra le mani un metodo di rilevamento economico e piuttosto efficace, capace di individuare questi velivoli in anticipo rispetto ai sistemi classici.