Durante il GTC 2026, NVIDIA ha finalmente svelato i primi dettagli concreti sulla sua prossima CPU per data center, chiamata Rosa. Non si tratta di un semplice aggiornamento incrementale, ma di un chip pensato per accompagnare la nuova generazione di GPU Feynman e progettato in modo mirato per i carichi di lavoro dell’Agentic AI, quelli che ormai richiedono una potenza di calcolo sempre maggiore. Il nome, tanto per restare in tema, è un omaggio a Rosalyn Sussman, fisica americana e vincitrice del premio Nobel.
Il punto più interessante riguarda l’architettura. Rosa abbandonerà gli attuali core Olympus per adottare un design completamente nuovo battezzato Rigel, basato sui core Arm v9.2. In pratica NVIDIA prende la strada già tracciata con Vera e la spinge oltre, puntando su prestazioni single-thread ancora più elevate su larga scala. E qui arriva il dettaglio che fa la differenza: tutto questo verrà ottenuto mantenendo lo stesso ingombro sul silicio. Niente chip più grandi, insomma, ma più efficienza dentro lo stesso spazio.
Per capire il salto basta un confronto. Vera, attualmente in produzione, usa i core Olympus, versioni personalizzate dell’Armv9.2-A capaci di offrire il doppio del throughput rispetto a Grace. Con Rigel il vantaggio sul singolo core cresce ancora, grazie a una serie di miglioramenti mirati che riguardano la consegna delle istruzioni, una cache L2 più capiente e una gestione della memoria più efficiente.
NVIDIA: cosa cambia davvero tra Grace, Vera e Rosa
Guardando i numeri il quadro diventa più chiaro. Grace, spedita a partire dal 2023, montava core Arm Neoverse V2 con 72 unità per CPU e 1 MB di cache L2 per core. Vera ha alzato l’asticella con 88 core Olympus, una cache L2 raddoppiata a 2 MB per core e un incremento dell’IPC intorno al 50 per cento rispetto a Grace. Sul fronte memoria, poi, Vera arriva fino a 1,2 TB al secondo di banda e a una capacità che tocca gli 1,5 TB.
Per quanto riguarda Rosa, molti dettagli restano ancora coperti. NVIDIA non ha ad esempio confermato se ci sarà un aumento nel numero di core rispetto agli 88 di Vera. Quello che l’azienda ha messo nero su bianco è che la cache L2 sarà più grande rispetto a quella di Olympus, un miglioramento dichiarato in modo esplicito, e che la gestione della memoria sarà ancora più efficiente. La consegna delle istruzioni, altro tassello importante, viene indicata come uno dei punti in cui il nuovo core Rigel guadagna terreno.
Sul piano temporale, Rosa è attesa per il 2028 in abbinata con le GPU Feynman. Vera nel frattempo resta la protagonista del 2026, cuore dei sistemi Vera Rubin. Anche sul design del die le informazioni sono ridotte all’osso: probabile un’evoluzione monolitica, sulla scia di quanto fatto con Vera, che ha scelto un compute die monolitico proprio per evitare le latenze introdotte dai chiplet.
Restano da definire anche i valori precisi su banda di memoria, capacità e interconnessioni, dove NVIDIA lascia intendere ulteriori progressi in termini di efficienza senza però fornire cifre. Il filo conduttore, comunque, è dichiarato apertamente: Rosa nasce per portare avanti la roadmap delle CPU dell’azienda nell’era dell’intelligenza artificiale agentica, tenendo alte le prestazioni sostenute per core e mantenendo bassi i consumi legati alla memoria.