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Cosa cambia con il nuovo robot che si ispira alle mante?
L’elemento più sorprendente dello studio riguarda il rapporto tra i campi magnetici utilizzati per animare le pinne e il comportamento delle batterie. Gli attuatori che generano la spinta nelle pinne producono, infatti, un campo magnetico costante, e i ricercatori hanno osservato come influenzi direttamente la stabilità dei cicli di carica e scarica. L’effetto principale è la riduzione delle dendriti, strutture elettrochimiche potenzialmente pericolose perché capaci di innescare cortocircuiti e accelerare il degrado dei materiali attivi.
La presenza del campo magnetico ha portato a un risultato rilevante. Dopo 200 cicli, gli accumulatori presenti nel robot conservano oltre il 57% della capacità iniziale. Ovvero quasi il doppio rispetto ai campioni non sottoposti allo stesso ambiente magnetico. Tale miglioramento permette alla piattaforma di operare più a lungo e con maggiore affidabilità.
Il robot presenta anche una serie di funzionalità integrate che lo avvicinano al comportamento di un organismo marino. Le pinne, basate su elastomeri magnetici, rispondono ai campi applicati dall’esterno con movimenti progressivi e controllati. Il circuito interno, altrettanto flessibile, consente la comunicazione wireless con un modello digitale che replica e supervisiona le operazioni. I sensori incorporati monitorano ostacoli, temperatura dell’acqua e cambiamenti di assetto. Mentre gli algoritmi di controllo compensano eventuali deviazioni indotte dalle correnti.










