La governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul ha deciso di mettere un freno alla costruzione dei data center, firmando una moratoria che non ha precedenti a livello statale. Una scelta che arriva mentre cresce la preoccupazione per questi enormi centri di calcolo, considerati la spina dorsale di quella che ormai molti chiamano la prossima rivoluzione industriale. La gran parte di queste strutture dedicate all’intelligenza artificiale gira su GPU prodotte da NVIDIA Corporation, e un data center medio ha bisogno di milioni di litri d’acqua al giorno per funzionare come si deve.
Bloccati data center: una moratoria di un anno per proteggere risorse e bollette
Nella sua dichiarazione, Hochul ha messo al centro proprio il consumo di risorse. Parole abbastanza chiare, quelle usate dalla governatrice di New York, che ha spiegato come lo sviluppo dei data center rischi di far lievitare le bollette, prosciugare le risorse naturali e creare incertezza tra i cittadini. Da qui la sua responsabilità, ha detto, di intervenire e fare da guida.
E le sue mosse potrebbero non fermarsi qui. Hochul punta anche a cancellare i sussidi sull’imposta sulle vendite riservati a questi impianti. Il tutto arriva dopo che, lo scorso giugno, il legislatore di New York aveva già dato il via libera a uno stop di un anno alla costruzione di queste strutture.
Secondo l’ufficio della governatrice, la moratoria annuale servirà a mettere in piedi un quadro normativo capace di tutelare sia chi paga le utenze sia l’ambiente. New York, ha aggiunto Hochul, guiderà il paese nel definire gli standard più severi a livello nazionale per lo sviluppo dei data center, così da garantire che quando le aziende prosperano grazie allo Stato, ne beneficino anche i cittadini.
La resistenza cresce in tutta l’America
L’ordine esecutivo firmato da Hochul si inserisce in un clima di crescente opposizione ai data center in tutti gli Stati Uniti. A livello locale, in stati come la Carolina del Nord alcune contee hanno sospeso la realizzazione di questi impianti. Altre, sempre in Carolina del Nord e in Virginia, sono ricorse alle vie legali oppure hanno bocciato del tutto le proposte di costruzione.
I numeri raccontano bene la situazione. Almeno 75 data center, per un valore complessivo di 130 miliardi di dollari, sono stati bloccati o rinviati soltanto nel primo trimestre del 2026. Una cifra che supera già il totale registrato in tutto il 2025. E c’è di più, perché 14 stati hanno presentato proposte di legge per introdurre una moratoria, con quella del Maine che è stata respinta per un solo voto.
Come parte del suo ordine, Hochul ha anche incaricato l’Empire State Development di condurre un’analisi per valutare i benefici dei data center e limitarne gli effetti negativi. L’ente pubblicherà un cosiddetto Community Investment Framework. Uno strumento pensato per coordinare gli investimenti degli operatori del settore e sostenere sul lungo periodo la vitalità economica e la qualità della vita delle comunità che ospitano questi impianti.