Missione spaziale fuori dagli schemi quella che la NASA sta mettendo in piedi per salvare un satellite ormai entrato nella storia dell’astronomia. Si tratta di un’operazione complessa, fatta di robotica e tempi strettissimi, che vede protagonista il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift, un veterano che da ventuno anni scruta l’universo e che ora rischia seriamente di precipitare.
Il problema è quello dell’altitudine. Da oltre due decenni questo osservatorio raccoglie dati preziosi, ma negli ultimi tempi sta perdendo quota più in fretta del previsto, frenato dagli strati esterni dell’atmosfera terrestre. Per non perdere uno strumento così importante, l’agenzia spaziale americana ha scelto di tentare una strada mai battuta prima, affidandosi a un veicolo di soccorso completamente automatizzato.
Un robot di nome LINK al soccorso del telescopio
Il mezzo incaricato del salvataggio si chiama LINK, ed è un robot di manutenzione costruito dall’azienda Katalyst Space. Il suo compito è preciso: agganciare l’osservatorio in orbita e spingerlo verso una traiettoria più alta, più sicura e duratura. Una specie di rimorchiatore spaziale, insomma, che dovrebbe ridare fiato al telescopio.
Le operazioni a terra stanno correndo. Lo scorso venerdì 5 giugno 2026 il satellite LINK è arrivato ufficialmente alla Wallops Flight Facility della NASA, in Virginia. Dentro l’hangar di integrazione orizzontale, una squadra di ingegneri della Northrop Grumman si è subito messa al lavoro per sistemare il veicolo di soccorso all’interno del razzo Pegasus XL.
Questo vettore ha una particolarità tutta sua. Non parte da una rampa di lancio tradizionale, ma viene agganciato sotto la pancia di Stargazer, un aereo di linea L-1011 modificato apposta per questo genere di missioni. Entro la fine del mese l’aereo decollerà per sganciare il razzo nei cieli sopra l’atollo di Kwajalein, nelle Isole Marshall. Da lì LINK comincerà il suo viaggio verso il telescopio.
Perché Swift rischia di cadere
Il motivo della crisi è tanto semplice quanto inesorabile. Ogni oggetto che si trova in orbita bassa terrestre subisce una resistenza leggera ma continua da parte degli strati più esterni dell’atmosfera. Senza un motore a bordo capace di correggere la rotta, i satelliti perdono quota un po’ alla volta, fino a rientrare e distruggersi.
Nel caso di Swift c’è stato un fattore aggravante. Un recente aumento dell’attività solare ha gonfiato l’atmosfera terrestre, amplificando quel freno invisibile e facendo scendere il telescopio molto più rapidamente di quanto fosse stato calcolato. Una corsa contro il tempo, di fatto.
Mentre i soccorsi si preparano, il team di controllo non resta a guardare. Per guadagnare quei giorni preziosi prima dell’arrivo di LINK, gli ingegneri stanno modificando in continuazione l’orientamento di Swift nello spazio, mettendolo in una posizione più aerodinamica così da ridurre l’attrito e conservare quanta più quota possibile.