Le missioni lunari della NASA stanno entrando in una fase decisiva. Dopo il successo della missione con equipaggio Artemis II completata in aprile, l’agenzia spaziale statunitense ha condiviso un calendario preliminare piuttosto ambizioso: fino a tre missioni Moon Base potrebbero partire prima della fine del 2026. Non si tratta di semplici voli dimostrativi, ma di operazioni pensate per portare carichi utili sulla superficie lunare, testare rover e lander sviluppati da aziende private e raccogliere dati fondamentali in vista di future missioni con astronauti.
Il piano si inserisce nella strategia più ampia della NASA per costruire una presenza permanente sulla Luna, un obiettivo che va ben oltre il sorvolo lunare di Artemis II. Ogni missione Moon Base ha compiti specifici e coinvolge partner diversi, rendendo il tutto un puzzle industriale e tecnologico piuttosto complesso.
Cosa prevede il calendario delle tre missioni Moon Base
La prima, Moon Base I, dovrebbe partire non prima dell’autunno 2026. Utilizzerà il lander Blue Moon Mark 1 Endurance di Blue Origin per consegnare sulla superficie lunare diversi carichi, tra cui uno strumento per lo studio dell’interazione tra pennacchi dei motori e suolo lunare, oltre a telecamere. Sempre entro la fine dell’anno, Moon Base II sfrutterà il lander Griffin di Astrobiotic per trasportare il rover FLIP di Astrolab, pensato per aiutare la startup a progettare futuri veicoli da terreno lunare. Poi c’è Moon Base III, che in un altro momento del 2026 impiegherà il lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines per studiare i cosiddetti “lunar swirl” e consegnare carichi per conto dell’Agenzia Spaziale Europea e del Korea Astronomy and Space Science Institute.
Ognuna di queste missioni lunari coinvolge contrattisti differenti sia per la consegna dei payload sia per lo sviluppo dei veicoli. E qui i numeri parlano chiaro: sia Astrolab che Lunar Outpost hanno ottenuto contratti per progettare e costruire veicoli da terreno lunare (LTV), rispettivamente per circa 200 milioni di euro e 201 milioni di euro. Blue Origin, dal canto suo, ha ricevuto circa 108 milioni di euro per trasportare quei rover sulla Luna, ed è anche impegnata nello sviluppo di lander che la NASA utilizzerà nelle missioni future. Il lander di Blue Origin destinato a Moon Base I ha già completato i test, e nel corso di questo mese l’agenzia ha comunicato di aver ricevuto un prototipo di seconda generazione progettato per trasportare equipaggio, utile per futuri test e addestramento.
Il ritorno degli astronauti sulla Luna slitta al 2028
Le tre missioni Moon Base fanno parte di un calendario aggiornato che la NASA ha annunciato lo scorso febbraio, nel quale il ritorno degli astronauti sulla superficie lunare è stato posticipato al 2028. Prima che qualsiasi essere umano metta piede sulla Luna, l’agenzia prevede anche di inviare droni per ispezionare i siti di atterraggio nell’ambito della missione MoonFall. Un passaggio preparatorio che potrebbe rivelarsi cruciale per garantire la sicurezza delle operazioni con equipaggio.