Quattro missioni sono ora al centro dei nuovi piani della NASA per costruire, passo dopo passo, una futura base lunare abitata. Un’accelerazione che stiamo seguendo con parecchia curiosità e che, con ogni probabilità, non arriva per caso proprio in questo momento. A dare la spinta è stato l’ingresso di Jared Isaacman come nuovo amministratore dell’agenzia spaziale, una nomina che ha avuto un percorso curioso, prima contrastata da Trump e poi accolta senza troppi giri di parole.
Isaacman sta dimostrando di avere le idee chiare su dove vuole portare la NASA. E si vede. Gli aggiornamenti sui piani di allunaggio ormai arrivano quasi a cadenza settimanale, tanto da rendere difficile stare dietro a tutte le novità. Attenzione però, qui non si parla delle missioni Artemis, quelle più note al grande pubblico. Il discorso riguarda i piani a lungo termine e la miriade di missioni parallele che, un pezzo alla volta, dovrebbero trasformare il sogno lunare in qualcosa di concreto.
Tre aziende, 600 milioni di dollari e obiettivo 2028
Il passo più recente riguarda la scelta di tre aziende incaricate di portare nuove missioni robotiche sulla superficie lunare entro la fine del 2028. L’investimento complessivo si avvicina ai 600 milioni di dollari, quindi circa 550 milioni di euro. Cifre importanti, certo, ma spese per missioni che vengono considerate vitali per il futuro dell’esplorazione.
Il motivo è doppio. Da una parte questi viaggi serviranno a raccogliere dati scientifici preziosi, il tipo di informazioni che non si possono ottenere restando comodamente a terra. Dall’altra c’è la questione dell’esperienza pratica, quella che si costruisce solo facendo le cose sul campo, con l’obiettivo di arrivare pronti a operazioni via via più complesse e, appunto, a una base lunare permanente dove poter vivere e lavorare.
Le realtà scelte per questo compito sono Astrobotic, Firefly Aerospace e Intuitive Machines. Nomi tutt’altro che sconosciuti in questo settore, aziende di cui si è parlato spesso e che ormai rappresentano dei punti di riferimento quando si tratta di raggiungere la Luna con mezzi robotici. Affidare a loro queste missioni significa puntare su chi ha già dimostrato di sapersi muovere in un ambito così delicato.
L’idea di fondo è chiara. Ogni singola missione, anche quella apparentemente più piccola o tecnica, diventa un tassello che si aggiunge agli altri. Raccolta di campioni, test di tecnologie, verifica delle condizioni sul suolo lunare, tutto contribuisce a preparare il terreno per il grande obiettivo. E la scelta delle aziende, insieme al calendario fissato per la fine del 2028, dà la misura di quanto la NASA voglia stringere i tempi rispetto al passato.
Isaacman, insomma, sembra intenzionato a imprimere un ritmo diverso a tutto il programma. Le decisioni recenti vanno in questa direzione, con una serie di scelte che sembrano fatte per non perdere tempo. La corsa alla Luna, quella vera, quella che punta a una presenza stabile e non a semplici passaggi fugaci, sta entrando in una fase nuova. E queste quattro missioni ne rappresentano uno dei capitoli più concreti messi nero su bianco fino a questo momento.