Nanoleaf si prepara a fare un salto che pochi si aspettavano da un’azienda nata e cresciuta nel mondo delle luci decorative intelligenti. Nelle scorse ore è arrivato l’annuncio di un accordo da circa 37 milioni di euro con OneRobotics, la società che possiede il marchio SwitchBot, e si tratta di un’operazione destinata ad aprire un capitolo completamente nuovo, con lo sguardo puntato su robotica e intelligenza artificiale. Curiosamente, l’intesa non viene presentata come una classica acquisizione, ma più come una fusione tra realtà che si completano a vicenda.
L’azienda era diventata un nome riconoscibile soprattutto grazie alle sue soluzioni di illuminazione smart, quei pannelli luminosi dal design particolare che hanno colonizzato pareti e scrivanie di mezzo mondo. Ma la voglia di andare oltre c’era già da tempo. Nei mesi scorsi i vertici avevano lasciato intendere che il futuro avrebbe portato un catalogo molto più ampio, con prodotti pensati per il benessere personale, dispositivi per la terapia a luce rossa e diverse tipologie di device robotici rivolti al grande pubblico.
Cosa cambia con l’accordo tra Nanoleaf e SwitchBot
Il completamento dell’operazione richiederà all’incirca due anni, quindi nulla di immediato. L’obiettivo, però, è già stato messo nero su bianco: appoggiarsi alla supply chain ben più strutturata di SwitchBot per produrre su scala più ampia, alzare la qualità di ciò che esiste già e velocizzare lo sviluppo dei nuovi prodotti. In parole povere, Nanoleaf vuole crescere senza dover reinventare da zero tutta la sua macchina produttiva, sfruttando un partner che in questo campo è messo decisamente meglio.
Per chi possiede già prodotti del marchio, nel breve periodo non ci saranno stravolgimenti. L’azienda continuerà a muoversi in modo indipendente e manterrà l’attuale gruppo dirigente al timone. Le luci intelligenti resteranno il cuore del catalogo, mentre cominceranno ad affacciarsi le prime integrazioni con l’ecosistema SwitchBot.
Luci che dialogano con porte e robot domestici
Ed è qui che la cosa si fa interessante. Le luci Nanoleaf, per fare un esempio concreto, potrebbero imparare a reagire da sole all’apertura di una porta smart targata SwitchBot. Oppure coordinarsi con i robot per la pulizia e con gli altri dispositivi connessi sparsi per casa. Insomma, l’idea è quella di una casa intelligente dove i vari pezzi smettono di lavorare ognuno per conto suo e iniziano a parlarsi davvero.
L’unione di due realtà che fino a ieri presidiavano nicchie diverse, l’illuminazione da una parte e la robotica domestica dall’altra, lascia immaginare scenari piuttosto ambiziosi. Il fatto che l’operazione venga inquadrata come fusione e non come semplice assorbimento dice qualcosa anche sul rispetto delle rispettive identità: nessuno dei due marchi sparirà nell’altro, almeno secondo i piani.
I tempi lunghi, quei due anni circa necessari a chiudere tutto, lasciano spazio a parecchie evoluzioni. Quello che è certo fin da subito è la direzione: Nanoleaf non vuole più essere soltanto l’azienda delle luci colorate sul muro, ma punta a ritagliarsi un ruolo in un settore, quello dell’intelligenza artificiale applicata alla casa, dove la concorrenza è tutt’altro che addormentata.