Le multe per le emissioni di CO2 stanno ridisegnando, pezzo dopo pezzo, gli equilibri dell’industria automobilistica europea. E il quadro che emerge non è affatto rassicurante, soprattutto per chi guarda al mercato italiano. La normativa CAFE, sigla che sta per Corporate Average Fuel Economy e che arriva direttamente dalla Commissione Europea, ha fissato dal 2025 nuovi limiti medi sulle emissioni per le auto immatricolate nell’Unione. Il risultato? Un sistema che premia i virtuosi e punisce, con sanzioni pesantissime, chi resta legato ai motori tradizionali.
Il tetto è fissato a 93,6 g/km di CO2. Un numero che obbliga i costruttori a tagliare drasticamente le emissioni delle proprie gamme, altrimenti scattano le multe. E qui le cose si fanno interessanti: le simulazioni aggiornate ai primi quattro mesi del 2026 mostrano già uno squilibrio da capogiro, nell’ordine dei miliardi, tra i mercati più avanti con l’elettrico e quelli ancora indietro. In tutto questo, l’Italia spicca come il Paese con il deficit più alto d’Europa. Sul fronte opposto, invece, brillano Tesla e diversi marchi cinesi, che dei crediti ambientali ne hanno fatto una vera miniera.
Italia in rosso, il Nord Europa accumula crediti
I conti parlano chiaro. Il saldo complessivo del mercato europeo, tra debiti e crediti accumulati da gennaio 2025 ad aprile 2026, è negativo per circa 3 miliardi di euro. E l’Italia è il caso più spinoso di tutti. Il nostro mercato ha registrato emissioni medie di 111,8 g/km, ben oltre il limite, accumulando un passivo potenziale di circa 3,8 miliardi di euro.
C’è un dettaglio che colpisce ancora di più. La Germania, pur avendo immatricolato oltre 3,7 milioni di auto nuove contro i circa 2,2 milioni dell’Italia, si ferma a un deficit poco sopra i 2,8 miliardi. Tradotto: vendiamo meno, ma inquiniamo di più. Anche Polonia, Spagna e Repubblica Ceca compaiono tra i mercati più esposti alle future sanzioni, frenati da emissioni medie ancora alte e da una diffusione tutto sommato limitata delle auto elettriche.
Dall’altra parte ci sono i mercati nordici, da anni orientati verso la batteria. Norvegia e Paesi Bassi guidano la classifica dei crediti ambientali con quasi 1,9 miliardi di euro a testa. La Norvegia, in particolare, viaggia su emissioni medie praticamente azzerate, appena 3,8 g/km. Anche la Francia tiene il saldo in positivo, grazie a politiche partite già nel 2016 per spingere l’elettrificazione e limitare i veicoli più inquinanti nelle città.
I gruppi più esposti e chi invece ci guadagna
Le conseguenze economiche della normativa CAFE ricadono soprattutto sui costruttori, che dovranno saldare eventuali multe al termine del triennio 2025-2027. Il meccanismo prevede sanzioni da 95 euro per ogni grammo di CO2 oltre il target, moltiplicati per il numero di auto vendute. Un conto che può diventare salatissimo.
Secondo le simulazioni, il gruppo più in difficoltà sarebbe Volkswagen, con un deficit potenziale di circa 2,3 miliardi di euro. Il colosso tedesco, nonostante i grossi investimenti nell’elettrico, mantiene emissioni medie sopra i target. Alle sue spalle Stellantis, con oltre 1,2 miliardi di passivo, seguita da Mercedes-Benz, Nissan e Mazda. Tra i virtuosi domina Tesla, che con emissioni pari a zero avrebbe accumulato crediti per circa 2,3 miliardi di euro. Dietro l’azienda americana ecco una fila di marchi cinesi: BYD, Geely, Leapmotor e Xiaopeng, tutti spinti da gamme fortemente elettrificate.