Contro l’intelligenza artificiale sta nascendo qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile. Per anni il discorso sull’AI è stato tutto un fiorire di entusiasmo, miliardi investiti e promesse luminose sul domani. Oggi però il quadro è cambiato. I gruppi che vogliono rallentare, limitare o addirittura bloccare lo sviluppo di questa tecnologia si moltiplicano e diventano sempre più rumorosi. Non è un fronte compatto, anzi. Alcuni provano a influenzare governi e istituzioni con lobbying, ricerca e campagne mediatiche, altri si muovono dal basso, tra cortei, gesti simbolici e attivismo che non si ferma mai.
Cambiano i metodi e cambiano anche le ragioni. C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech, chi mette al centro la perdita di posti di lavoro e la sostituzione delle competenze umane, e chi immagina scenari estremi, con sistemi così avanzati da sfuggire a qualsiasi controllo. Il risultato è una galassia frammentata ma in piena espansione. Qui convivono ricercatori universitari, attivisti politici, ex addetti ai lavori della tecnologia e frange più radicali.
Da PauseAI a Stop AI, le anime del movimento
Nato nei Paesi Bassi, PauseAI ha un respiro internazionale e una vocazione dichiaratamente politica. Si è allargato in fretta in Europa e negli Stati Uniti chiedendo una moratoria temporanea sullo sviluppo delle intelligenze artificiali più avanzate. L’idea di fondo è lineare: premere il freno sulla corsa ai modelli sempre più potenti finché governi e istituzioni non avranno strumenti adatti a regolamentarli. Per loro il nodo è che la tecnologia corre più veloce della capacità politica di starle dietro.
Il gruppo organizza manifestazioni, campagne informative, incontri con i politici e attività di advocacy, cercando un tono moderato, lontano sia dal tecnicismo spinto sia dai toni più accesi. Nei loro materiali ricorre spesso il tema del rischio esistenziale, cioè il timore che sistemi molto avanzati possano sfuggire al controllo umano. PauseAI vive di piccole donazioni e del sostegno di chi gravita attorno al mondo della AI safety e dell’effective altruism, una rete di fondazioni e investitori molto attiva nel dibattito sulla sicurezza. Ed è proprio qui che nascono le tensioni con le frange più radicali, che accusano gruppi come questo di essere troppo vicini agli stessi ambienti culturali della Silicon Valley.
StopAI rappresenta il lato più conflittuale del fronte. Nasce nella Bay Area californiana come scissione di PauseAI. Per i fondatori chiedere una pausa non bastava, serviva opporsi del tutto allo sviluppo dell’AGI, l’intelligenza artificiale generale capace in teoria di superare gli umani in moltissime attività. Il gruppo è diventato noto per le azioni pubbliche, sit in davanti agli uffici di OpenAI, blocchi stradali, scioperi della fame, proteste davanti alla sede di Anthropic. Alcuni membri sono finiti in manette. Tra i volti più visibili oggi c’è Guido Reichstader, noto per le proteste davanti alle sedi delle aziende. Una figura discussa è stata invece Sam Kirchner, fondatore poi allontanato dopo tensioni interne e accuse di comportamenti aggressivi.
ControlAI, Evitable e la guerra ai data center
Tra le realtà più strutturate, e con più mezzi, c’è ControlAI, che arriva a paragonare i rischi dello sviluppo dell’AI a quelli di una guerra nucleare. L’associazione senza scopo di lucro è guidata da Andrea Miotti, manager con un curriculum notevole, dalla London School of Economics fino a esperienze alle Nazioni Unite. Molto attiva nel Regno Unito, punta sul lobbying istituzionale e sull’occupazione degli spazi mediatici, comparendo con regolarità su Bbc, Guardian, Washington Times, Nbc e Times. Nel board figurano Connor Leahy e Gabriel Alfour, fondatori della startup Conjecture, che proponeva un approccio alternativo basato sulla cosiddetta emulazione cognitiva. Il progetto, però, è stato chiuso: lo scorso marzo lo stesso Leahy ne ha annunciato la fine.
Evitable nasce nel 2025 ed è oggi uno dei gruppi più organizzati. Il fondatore è David Scott Krueger, professore associato al Mila di Montréal, arrivato dal mondo della AI safety con un passato in ambienti collegati a DeepMind. Nel 2026 ha lasciato temporaneamente l’accademia per dedicarsi all’organizzazione. Il messaggio centrale è netto: lo sviluppo dell’AI non è inevitabile né neutrale, ma una scelta politica ed economica guidata dalle grandi aziende. Lo stile è professionale, fatto di newsletter, campagne e collaborazioni con media e organizzazioni civiche, più che di piazze. Anche qui il tema dei finanziamenti fa discutere. Visto che Krueger ha ricevuto fondi da organizzazioni collegate a Open Philanthropy e Coefficient Giving, realtà sostenute da imprenditori della Silicon Valley.
Da qui parte un cambio di prospettiva interessante. Evitable ha iniziato a guardare non solo ai modelli, ma all’intera infrastruttura che li tiene in piedi: energia, territorio, data center. È in questo spazio che cresce la Coalition for responsible data center development, che insieme a Evitable e Together Against AI coinvolge oggi 268 organizzazioni locali negli Stati Uniti e oltre 360mila persone. Nata in Minnesota, la coalizione si è estesa rapidamente sfruttando i social per coordinare i gruppi che si oppongono alla costruzione di data center. Le argomentazioni ruotano attorno al consumo energetico, alla pressione sulla rete elettrica, all’uso dell’acqua e all’impatto sul territorio. La contestazione, così, si sposta dalle tecnologie alle tante infrastrutture che ne rendono possibile l’esistenza.