Manca pochissimo al fischio d’inizio dei Mondiali di calcio 2026 e al centro dell’attenzione, oltre alle 48 nazionali e alla formula inedita che spalma il torneo tra Stati Uniti, Canada e Messico, c’è un oggetto che sembra banale ma non lo è affatto: il pallone. Si chiama Trionda, lo produce la tedesca Adidas e dentro nasconde il dettaglio che lo rende speciale, ossia un sensore capace di parlare in tempo reale con la sala VAR. Colpisce per i colori che richiamano i tre Paesi ospitanti, certo, ma la vera novità sta sotto la superficie.
Trionda è un pallone, ma è anche un dispositivo elettronico a tutti gli effetti. Secondo ricostruzioni tecniche, il modulo connesso va caricato prima dell’uso, con un’autonomia che basta a coprire l’intera partita. Niente fantascienza, quindi: accanto a maglie e scarpini, nello spogliatoio degli arbitri ci saranno palloni appoggiati su basi di ricarica poco prima del match.
Il sensore a 500 Hz e il problema del chip laterale
Il cuore del sistema è un sensore di movimento da 500 Hz, che registra dati 500 volte al secondo, cioè ogni 2 millisecondi. Un battito di ciglia, ma nel calcio di oggi può cambiare tutto. Stabilire l’istante esatto in cui la palla viene colpita è decisivo per ricostruire un fuorigioco, una deviazione o un possibile tocco di mano. Già ad Al Rihla, il pallone del Qatar 2022, era integrata un’unità di misura inerziale; Trionda però rappresenta la nuova generazione della connected ball technology sviluppata da Adidas insieme a Kinexon.
C’è una differenza costruttiva interessante. Nel 2022 il chip stava al centro della sfera, tenuto fermo da tiranti. Qui invece l’elettronica è integrata lateralmente, sotto uno dei quattro pannelli. Soluzione più semplice da realizzare, ma che apre un problema fisico mica da poco: aggiungere peso su un solo lato rischia di spostare il baricentro e di rovinare il comportamento in volo. Per evitarlo, negli altri tre pannelli sono stati inseriti elementi di compensazione, in modo da non alterare il bilanciamento del pallone.
Sui test, poi, non si è scherzato. Ci sono state prove “al buio” con calciatori professionisti: alcuni palloni avevano il sensore, altri no, e ai giocatori veniva chiesto di provarli senza sapere quale versione avessero tra i piedi. Il risultato è che nessuno è riuscito a distinguere in modo significativo il pallone con chip da quello senza. In uno sport dove i campioni avvertono differenze minime di peso, rendere impercettibile la tecnologia conta quanto farla funzionare. In laboratorio invece si è andati all’estremo, con robot di tiro e calci simulati fino a 200 km/h, ben oltre il calcio reale, per verificare resistenza, termosaldature e stabilità.
Aerodinamica più onesta e l’aiuto al VAR
La parte che fa felici fisici e portieri riguarda l’aerodinamica. Uno studio pubblicato su Applied Sciences ha messo Trionda a confronto con Jabulani 2010, Brazuca 2014, Telstar 18 2018 e Al Rihla 2022. Il dato principale è che Trionda mostra la cosiddetta drag crisis a velocità più basse, cioè il momento in cui il flusso d’aria intorno alla palla passa da ordinato a turbolento. E qui arriva il bello: col regime turbolento il flusso resta più stabilmente “attaccato”, stabilizzando la traiettoria. La superficie più ruvida, con i suoi motivi in rilievo, anticipa questa transizione alle velocità tipiche di una punizione o di un rinvio.
In pratica ai Mondiali 2026 ci si possono aspettare traiettorie meno caotiche e più prevedibili, meno svolazzi improvvisi. Meno effetto “Super Tele”, insomma. Piccolo rovescio della medaglia: il coefficiente di resistenza risulta leggermente più alto, quindi possibile lieve riduzione della gittata nei calci lunghi senza rotazione. Detto questo, quasi tutti i palloni calciati hanno spin, e la rotazione cambia parecchio le carte, per cui qualche effetto imprevedibile resterà comunque.
La svolta vera, però, è l’aiuto al VAR. Il sensore registra accelerazioni e vibrazioni, e quando avviene un contatto produce un segnale, una specie di battito sulla timeline digitale dell’azione. Questo dato aiuta gli arbitri a individuare ogni singolo tocco: una deviazione, un doppio contatto, un eventuale fallo di mano. Non significa che il pallone diventi arbitro: fornisce un’informazione in più, sincronizzata col video, utile a ridurre tempi morti e interpretazioni.
Nel fuorigioco semiautomatico il pallone connesso lavora con le telecamere di tracking: queste ricostruiscono la posizione dei giocatori, il sensore fornisce l’istante esatto del tocco. L’incrocio dei due dati genera l’animazione 3D mostrata in TV. Attenzione però: il chip non sostituisce la Goal-Line Technology, che resta affidata ai sistemi ottici dedicati. E nei negozi non arriverà il pallone “intelligente” delle partite ufficiali, ma la versione commerciale Trionda, a partire dal modello Pro, pensata per replicare il comportamento di quello da gara senza il cuore elettronico riservato alla Coppa del Mondo.