Microsoft si trova al centro di una causa legale nel Wisconsin per colpa del rumore prodotto dal suo enorme data center, e la vicenda racconta bene quanto la corsa globale all’intelligenza artificiale stia iniziando a pesare sulle comunità che vivono accanto a questi impianti. Il problema è concreto e riguarda tre aspetti che pochi vicini di casa gradiscono: consumo altissimo di energia elettrica, quantità enormi di acqua e un frastuono che non si ferma mai.
Negli Stati Uniti le proteste dei cittadini stanno crescendo di intensità. Chi abita vicino a queste strutture chiede semplicemente un po’ di quiete e, non meno importante, bollette della luce che non diventino una stangata. Fino a poco tempo fa si trattava di lamentele sparse, mugugni da vicinato. Adesso la faccenda ha preso una piega diversa.
Una class action per il rumore del data center Fairwater
Nei giorni scorsi, proprio in Wisconsin, una di queste proteste è diventata una class action vera e propria. Tre residenti di Sturtevant, una cittadina a sud di Milwaukee, hanno deciso di citare in giudizio Microsoft. Sono in tre a firmare, ma dietro di loro ci sono oltre 1.000 abitazioni che si trovano entro un raggio di circa 2,4 chilometri dal sito. Il bersaglio della denuncia è il complesso Fairwater, il gigantesco data center che l’azienda di Redmond aveva presentato come uno dei progetti più avanzati al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale.
Qui arriva il dettaglio che fa più impressione. L’impianto non è nemmeno finito del tutto, i lavori sono ancora in corso, eppure il rumore ha già superato la soglia di ciò che si può sopportare. E non si tratta di un fastidio occasionale. Il suono va avanti in modo costante, a qualsiasi ora del giorno e della notte, e sta rovinando la vita di chi abita nei paraggi.
Notti insonni e cielo cambiato per i residenti
Alcuni residenti raccontano di aver dovuto cambiare i turni di lavoro pur di riuscire a dormire in modo decente. Non è l’unico problema segnalato. Chi vive lì denuncia anche un aumento della polvere sollevata dai cantieri, un traffico molto più intenso di prima e un forte incremento dell’inquinamento luminoso.
Proprio quest’ultimo punto tocca una corda emotiva. Diverse persone raccontano che il cielo notturno, un tempo pieno di stelle e ben visibile, è stato completamente stravolto dalle luci necessarie al funzionamento e alla costruzione della struttura. Quello che prima era un panorama naturale ora è coperto da un bagliore artificiale che non si spegne mai.
La storia di Sturtevant non è un caso isolato ma il segnale di una tensione crescente. Man mano che i colossi tecnologici piantano queste cattedrali dell’intelligenza artificiale sempre più vicino ai centri abitati, il conflitto tra sviluppo tecnologico e diritto alla tranquillità diventa sempre più difficile da ignorare. E i tribunali, adesso, cominciano a entrarci in mezzo.