Open Printer è il progetto con cui una startup francese vuole ribaltare un settore che da anni fa storcere il naso a chiunque abbia mai avuto a che fare con una stampante. L’idea di fondo è semplice, quasi ovvia se ci si pensa: costruire un dispositivo che si possa riparare, modificare e usare senza tutti quei trucchetti che i grandi produttori hanno reso la norma. E i risultati, per ora, sembrano promettenti.
Il mondo dell’informatica e dell’elettronica corre da decenni, eppure c’è una cosa che sembra immune al progresso: quanto siano fastidiose le stampanti. Si piantano spesso, specie quando entra in gioco la connettività wireless, ma il vero problema è un altro. Anni di cartucce proprietarie, blocchi software e abbonamenti per l’inchiostro hanno trasformato questi apparecchi in una spina nel fianco per praticamente tutti.
Una startup francese contro le regole del gioco
A sfidare questo sistema ci prova Open Tools, azienda francese che nelle scorse ore ha mostrato il primo prototipo funzionante della sua creatura. Si tratta di una stampante a getto d’inchiostro concepita fin dall’inizio per essere aperta, nel senso più letterale del termine. Niente sotterfugi, niente vincoli imposti dall’alto. L’utente resta padrone del proprio dispositivo, cosa che oggi suona quasi rivoluzionaria in un ambito dove il modello di business ruota attorno al costo dell’inchiostro più che a quello della macchina stessa.
Il progetto non nasce dal nulla. Era già comparso nei mesi scorsi sulla piattaforma di crowdfunding Crowd Supply, dove aveva raccolto attenzione e interesse. Ora, con un nuovo video, arriva la prova che tutto questo funziona davvero: la stampante ha prodotto il suo primo foglio, sia in bianco e nero sia a colori. Un traguardo che sulla carta può sembrare banale, ma che per un prodotto pensato in ottica open source rappresenta un passaggio tutt’altro che scontato.
Cosa c’è dentro Open Printer
Aprendo il cofano, per così dire, si trova un cuore familiare a chiunque abbia smanettato un po’ con l’elettronica fai da te. Il cervello è un Raspberry Pi Zero W, affiancato da un microcontroller dedicato alla gestione delle cartucce. La parte software, insomma, poggia su basi note e ampiamente documentate, il che rende più semplice mettere mano al dispositivo per chi ne ha voglia e competenza.
Sul fronte dei comandi, l’interfaccia è essenziale ma funzionale. C’è un piccolo display TFT da 1,47 pollici e una rotella cliccabile per muoversi tra i menu. Nulla di superfluo. La connettività copre le esigenze più comuni con USB-C, USB-A e Bluetooth, senza inseguire funzioni che finirebbero solo per complicare le cose.
Un dettaglio che merita attenzione riguarda i supporti di stampa. Open Printer non si limita ai classici fogli, ma permette di stampare anche su rotoli di carta grazie a un taglierino integrato. Una possibilità che apre scenari interessanti, dallo scontrino artigianale alle etichette, e che raramente si trova su prodotti di fascia consumer. L’approccio complessivo racconta una filosofia precisa. Riparabilità, modificabilità e libertà d’uso non sono slogan, ma i pilastri su cui poggia l’intero progetto. In un mercato abituato a legare l’acquisto della stampante a un flusso continuo di spese per l’inchiostro, vedere una macchina pensata per liberare l’utente da questi vincoli fa una certa impressione. Il prototipo ha già dimostrato di sapersi comportare bene, stampando le sue prime pagine a colori senza intoppi apparenti.