Le conversazioni gestite dall’intelligenza artificiale di Meta per le aziende hanno raggiunto numeri che fanno riflettere: circa 10 milioni di conversazioni a settimana alla fine di marzo, un salto enorme rispetto al milione registrato a inizio anno. Il dato è stato comunicato durante la conference call sui risultati del primo trimestre 2026, e racconta una crescita che in pochi si aspettavano con questa velocità. Perché sì, quando si parla dei protagonisti dell’AI, Meta non è il primo nome che viene in mente. Eppure i numeri dicono altro.
Questa accelerazione coincide con l’espansione del programma beta del suo assistente AI per le aziende, ormai attivo non solo negli Stati Uniti ma anche nelle regioni EMEA, APAC e America Latina. Un allargamento geografico che evidentemente sta dando i suoi frutti.
Il modello di business? Ancora tutto da definire
C’è un dettaglio interessante: al momento gli strumenti AI business di Meta sono gratuiti per la maggior parte delle piccole imprese. La strategia è chiara, prima si punta sulla scala e sulla diffusione massiccia, poi si pensa a come monetizzare. Mark Zuckerberg lo ha detto senza troppi giri di parole durante la call: man mano che ci saranno progressi concreti, l’azienda lavorerà per definire un modello di monetizzazione a lungo termine. Insomma, il free non durerà per sempre.
Sul fronte tecnologico, Meta sta integrando funzionalità di intelligenza artificiale in tutta la sua suite di prodotti aziendali, alimentandoli con Muse Spark, il nuovo modello linguistico di grandi dimensioni. Si tratta del primo rilascio nato sotto la divisione Meta Superintelligence Labs, struttura creata l’anno scorso proprio per spingere la ricerca AI a un livello superiore.
Strumenti creativi AI e numeri pubblicitari in forte crescita
Non è solo questione di chatbot e conversazioni automatizzate. I tool creativi basati sull’AI generativa stanno trovando terreno fertile tra gli inserzionisti. Più di 8 milioni di advertiser utilizzano almeno uno degli strumenti GenAI per la creazione di contenuti pubblicitari, con un’adozione particolarmente forte tra le piccole e medie imprese. E non si tratta solo di numeri di utilizzo: chi usa la funzione di generazione video registra tassi di conversione superiori al 3% nei test effettuati. Un dato che la CFO Susan Li ha sottolineato con una certa soddisfazione.
Sempre questa settimana Meta ha lanciato la open beta di Meta Ads AI Connectors, uno strumento che permette agli inserzionisti di collegare il proprio account pubblicitario a un agente AI. Una mossa che punta a rendere ancora più fluido e automatizzato il processo di gestione delle campagne.
Guardando ai risultati finanziari complessivi, le app di Meta hanno generato ricavi per circa 830 milioni di euro nel trimestre, trainati soprattutto dalla domanda di messaggistica a pagamento su WhatsApp e dagli abbonamenti alle varie piattaforme. A inizio aprile, tra l’altro, è partita la fase di test di WhatsApp Plus, un abbonamento che dà accesso a icone personalizzate, temi e suoni di notifica dedicati.