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Marte, la nube di 1.800 km su Arsia Mons sfida le vecchie teorie

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Sopra il vulcano Arsia Mons compare all’alba una nube su Marte lunga oltre 1.800 km, che nel giro di poche ore svanisce senza lasciare traccia. È una formazione bianca e allungata che, secondo le conoscenze accumulate finora, semplicemente non dovrebbe esistere. Adesso un nuovo modello prova a spiegarne l’origine e il quadro che ne esce è piuttosto diverso da quello che gli scienziati davano per scontato.

Il punto di partenza è una convinzione condivisa da tempo. Si riteneva infatti che le nuvole marziane si formassero attorno a minuscoli granelli di polvere sospesi nell’aria, una specie di impalcatura microscopica su cui il vapore può condensarsi. Quella lunga striscia che si allunga sopra il vulcano spento però non si lascia inquadrare facilmente in questo schema, e proprio per questo da anni rappresenta un piccolo rompicapo per chi studia il pianeta.

Una formazione che sfugge alle regole dell’atmosfera di Marte

A rendere il fenomeno così curioso non sono soltanto le dimensioni, che già di per sé colpiscono. Più di 1.800 km di nube corrispondono a una scala enorme, eppure la struttura nasce e muore in tempi brevissimi. Si presenta alle prime luci del giorno e dopo qualche ora è già sparita, come se il pianeta la disegnasse e poi la cancellasse ogni volta da capo.

Il comportamento della nube di Arsia Mons mette quindi in crisi l’idea che le nuvole del Pianeta Rosso dipendano soprattutto dalla polvere presente nell’atmosfera marziana. Se quel modello fosse sufficiente a raccontare tutto, una formazione del genere avrebbe una spiegazione semplice e lineare. Così invece non è, e il fatto che si ripresenti sempre sopra lo stesso vulcano inattivo e sempre nello stesso momento della giornata suggerisce che dietro ci sia un meccanismo più specifico, legato al luogo e all’orario.

C’è poi un altro aspetto che rende questa nube su Marte interessante per i ricercatori. Fenomeni tanto rapidi sono difficili da seguire e da interpretare, perché lasciano poco tempo per osservarli. Proprio questa natura effimera ha contribuito a farne uno dei misteri più discussi tra gli addetti ai lavori.

Il lavoro di Jorge Hernández Bernal e dei suoi collaboratori

A provare a sciogliere il nodo è stato l’astrofisico Jorge Hernández Bernal, che insieme al suo gruppo di ricerca ha messo a punto un nuovo modello pensato per spiegare l’origine di questa strana formazione. L’obiettivo era capire come possa comparire una nube così estesa sopra Arsia Mons in un contesto che, almeno sulla carta, non sembrava offrire le condizioni giuste.

Il lavoro mostra che la vecchia immagine, quella delle nuvole marziane costruite esclusivamente attorno ai granelli di polvere, non basta a descrivere ciò che succede sopra il vulcano all’alba. Serve un approccio diverso, capace di tenere conto della rapidità con cui la nube si forma e si dissolve e della sua sorprendente estensione.

Lo studio guidato da Hernández Bernal propone quindi una lettura alternativa del fenomeno e offre una spiegazione per una nube che da tempo sembrava sfidare le regole conosciute dell’atmosfera di Marte, una striscia bianca che si accende sopra Arsia Mons con il sorgere del sole e svanisce poche ore più tardi.

Fonte: TecnoAndroid

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