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Mantello dell’invisibilità 3D: oggetti nascosti alle termocamere

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Un mantello dell’invisibilità capace di nascondere oggetti complessi al calore è uscito dalle pagine dei romanzi di fantascienza ed è arrivato in laboratorio. Un gruppo di ricercatori ha infatti realizzato e testato quello che viene descritto come il primo vero mantello termico tridimensionale, un dispositivo pensato per rendere gli oggetti invisibili alle termocamere. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università dell’Illinois Urbana Champaign e alcuni colleghi della Technical University of Denmark, e i possibili sbocchi pratici riguardano due ambiti molto diversi tra loro come l’elettronica e la difesa.

Per capire la portata della notizia conviene partire da cosa fa una termocamera. Questi strumenti non registrano la luce come una normale fotocamera ma rilevano il calore, e trasformano le differenze di temperatura in un’immagine leggibile. Un oggetto che si scalda o che si distingue dall’ambiente circostante salta subito all’occhio in quella mappa termica. Il mantello termico sviluppato dai ricercatori lavora proprio su questo punto, cioè sull’impedire che l’oggetto nascosto lasci la sua firma di calore e venga individuato da chi osserva attraverso questi sensori.

Perché il passaggio alla terza dimensione fa la differenza

L’aspetto che rende il lavoro particolarmente interessante è la sua natura tridimensionale. Il gruppo parla di primo vero mantello 3D, e quella parola, vero, non è messa lì per caso. Nascondere qualcosa al calore è un obiettivo che diventa molto più impegnativo quando si ha a che fare con forme reali, con volumi e superfici che non si riducono a una geometria piatta e semplificata. Il fatto che il dispositivo riesca a occultare oggetti complessi è quindi il cuore della novità.

C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Il mantello dell’invisibilità termico non è rimasto un modello teorico o una simulazione al computer, ma è stato costruito e messo alla prova. La distanza tra un’idea elegante sulla carta e un oggetto fisico che funziona davvero è spesso enorme, e proprio il passaggio alla sperimentazione concreta dà peso al risultato ottenuto dai due atenei. La sinergia tra il gruppo statunitense e quello danese ha permesso di portare il concetto fino alla fase di test.

Dall’elettronica alla difesa, gli scenari possibili

Quando si parla di invisibilità il pensiero corre subito al settore militare, ed è comprensibile. Le termocamere sono strumenti diffusi proprio perché permettono di individuare persone, veicoli e apparecchiature anche quando la vista normale non basta. Un sistema capace di schermare la traccia di calore di un oggetto avrebbe quindi un interesse evidente nel campo della difesa, che i ricercatori indicano esplicitamente tra le applicazioni potenziali.

L’altro fronte citato è quello dell’elettronica, un mondo in cui il calore è da sempre una questione centrale. Componenti, circuiti e dispositivi producono energia termica mentre lavorano, e la possibilità di controllare il modo in cui quel calore appare o si propaga all’esterno apre spazi di sperimentazione che vanno ben oltre il semplice gioco di nascondere qualcosa. Si tratta comunque di usi indicati come possibili, legati a una tecnologia che ha appena superato il suo primo banco di prova.

Il dato concreto, per ora, è uno solo ma piuttosto significativo. I ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana Champaign e della Technical University of Denmark hanno costruito e verificato in laboratorio il primo mantello termico tridimensionale in grado di rendere oggetti complessi invisibili alle termocamere.

Fonte: TecnoAndroid

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