Il lato nascosto della Luna continua a essere uno degli oggetti di studio più affascinanti per la comunità scientifica mondiale. Quella porzione di superficie che non si mostra mai ai nostri occhi, bloccata dalla rotazione sincrona del satellite attorno alla Terra, per decenni è rimasta un territorio quasi misterioso, studiato solo attraverso osservazioni indirette e dati frammentari. Ora però qualcosa è cambiato in modo significativo: un gruppo di ricercatori cinesi ha utilizzato l’intelligenza artificiale per ricostruire con una precisione senza precedenti la composizione chimica di ampie zone di quel lato nascosto.
La missione Chang’e-6: la scoperta che riguarda la Luna parte da lì
Tutto parte dalla missione Chang’e-6, che ha segnato un momento storico nell’esplorazione spaziale. Si tratta della prima missione in assoluto ad aver riportato sulla Terra campioni raccolti direttamente dal lato nascosto della Luna. Poco più di 1,8 chilogrammi di rocce e polveri, materiale preziosissimo proveniente dal bacino del Polo Sud-Aitken, che è uno dei crateri da impatto più grandi e antichi dell’intero Sistema Solare. Per dare un’idea delle dimensioni, parliamo di una struttura con un diametro di circa 2.500 chilometri. E non è un caso che si trovi proprio su quel lato della Luna: la faccia nascosta è quella più esposta allo spazio profondo, e quindi anche quella più martoriata da impatti con corpi rocciosi nel corso di miliardi di anni. Questo la rende geologicamente diversa dal lato visibile, e proprio per questo enormemente interessante.
Come l’AI ha ricostruito la mappa chimica della superficie lunare
Gli studiosi dello Shanghai Institute of Technical Physics, che fa parte dell’Accademia Cinese delle Scienze, hanno lavorato insieme ai colleghi della Tongji University e di altri istituti di ricerca per mettere a punto un sistema davvero ingegnoso. Hanno addestrato un modello di intelligenza artificiale alimentandolo con una quantità enorme di dati di natura diversa: informazioni spettroscopiche, immagini ad alta risoluzione della superficie e, soprattutto, le misurazioni dirette effettuate sui campioni lunari riportati dalla missione Chang’e-6. È proprio l’incrocio tra dati così eterogenei ad aver reso possibile una mappatura chimica del lato nascosto della Luna con un livello di dettaglio che fino a poco tempo fa era impensabile. L’intelligenza artificiale, in pratica, ha fatto da collante tra osservazioni remote e analisi di laboratorio, trovando correlazioni e modelli che nessun approccio tradizionale avrebbe potuto individuare con la stessa efficacia.