Le chiamate pubblicitarie non hanno smesso di squillare, e a distanza di mesi dall’entrata in vigore della norma pensata per fermarle molti si stanno facendo la stessa domanda. La nuova legge anti telemarketing doveva mettere un freno alle telefonate insistenti dei call center, quelle che propongono contratti di luce, gas e telefonia a qualsiasi ora del giorno. Eppure il telefono continua a suonare, spesso con numeri sconosciuti dall’altra parte, e la promessa di un po’ di pace sembra ancora lontana.
Cosa prevedeva la norma e cosa sta succedendo davvero
Dal 19 giugno 2026 è entrata ufficialmente in vigore la legge contro il telemarketing selvaggio. L’obiettivo era chiaro, tagliare alla radice le chiamate commerciali indesiderate, quelle che arrivano senza consenso e che ormai fanno parte del rumore di fondo delle giornate di tanti italiani. Sulla carta un bel passo avanti. Nella pratica, però, le cose si sono mosse in modo diverso da quanto sperato.
Le chiamate commerciali non sono affatto sparite. Anzi, in molti raccontano di riceverne ancora parecchie, come se la normativa non fosse mai stata introdotta. Il punto è che chi vive di queste attività ha trovato il modo di aggirare le regole, cambiando strategie e sfruttando le pieghe del sistema. Un gioco del gatto e del topo che, per ora, sembra vedere in vantaggio proprio i call center.
Le contromisure allo studio delle Autorità
Di fronte a un fenomeno che non accenna a fermarsi, le Autorità stanno valutando nuove mosse per rendere davvero efficace la legge. L’idea è quella di chiudere le scappatoie che finora hanno permesso ai call center di continuare a operare quasi indisturbati, aggirando i divieti previsti dalla normativa.
Il tema resta caldo perché tocca da vicino la vita quotidiana di milioni di persone, stanche di vedersi interrompere pranzi, riunioni e momenti di riposo da offerte non richieste. La partita contro il telemarketing molesto, insomma, è tutt’altro che chiusa, e nei prossimi mesi si capirà se le nuove contromisure saranno in grado di fare la differenza dove la legge attuale, almeno finora, ha faticato a incidere.