La vicenda tra Apple ed Epic Games aggiunge un nuovo capitolo, e questa volta a muoversi è Cupertino che prova a rallentare tutto. L’azienda ha chiesto al tribunale federale della California di mettere in pausa il procedimento in corso, almeno finché la Corte Suprema degli Stati Uniti non avrà detto la sua. Al centro della questione, ancora una volta, c’è l’App Store e soprattutto le commissioni che Apple può o non può applicare sugli acquisti fatti al di fuori della piattaforma, quando l’utente viene reindirizzato verso un sistema di pagamento esterno.
Nel documento depositato il 6 luglio, Apple mette le carte in tavola. Andare ora davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers non avrebbe molto senso, perché la Corte Suprema ha già accettato di guardare da vicino un punto che pesa parecchio. In pratica si tratta di capire se la Corte d’appello del Ninth Circuit abbia fatto la cosa giusta confermando la decisione di oltraggio civile contro l’azienda. Secondo Cupertino tutto l’impianto del rinvio si regge proprio su quella decisione. Se la Corte dovesse ribaltarla o cancellarla, il quadro cambierebbe completamente. Quindi mettersi ora a discutere della commissione sugli acquisti esterni significherebbe bruciare tempo e risorse su un terreno che tra qualche mese potrebbe non esistere più.
La posta in gioco va ben oltre Epic
C’è poi un altro punto su cui Apple insiste parecchio. Al momento l’azienda non sta applicando alcuna commissione su questo tipo di acquisti, cioè quelli conclusi dopo essere usciti dall’App Store. Per questo, sostiene Cupertino, sospendere la causa non porterebbe alcun danno a Epic né agli altri sviluppatori. La situazione resterebbe semplicemente congelata, in attesa di sapere cosa dirà la Corte Suprema.
Stabilire quale sia la commissione più giusta per gli acquisti esterni, del resto, non è affatto una passeggiata. Apple lo descrive come un procedimento tecnico e articolato, con testimoni, esperti e analisi economiche da mettere sul tavolo. Un lavoro pesante che rischierebbe di trasformarsi in fatica sprecata se poi la Corte Suprema dovesse modificare o azzerare il presupposto di partenza.
Ed è qui che la faccenda si allarga. La questione riguarda molto più di una singola disputa tra due colossi. Qualsiasi decisione sulle commissioni per i pagamenti esterni può avere effetti sull’intero modello economico su cui poggia l’App Store, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. È una sorta di dominò, dove far cadere una tessera potrebbe trascinarne molte altre.
Per adesso, quindi, Apple chiede solo una pausa. La palla ora passa al tribunale californiano, che dovrà decidere se fermare davvero tutto e aspettare il verdetto della Corte Suprema oppure tirare avanti con il procedimento. Una scelta che, in un modo o nell’altro, finirà per pesare su una delle battaglie legali più seguite degli ultimi anni nel mondo della tecnologia.