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È disponibile Kali Linux 2026.3, la terza versione dell’anno della distribuzione più amata da chi si occupa di sicurezza informatica. Le novità principali sono sei nuovi strumenti per l’hacking etico, un ambiente desktop rinnovato e script di compilazione riscritti per offrire più coerenza tra le diverse piattaforme. Kali si può installare come sistema operativo tradizionale oppure avviare in modalità live, e funziona su una gamma di hardware piuttosto ampia. Si va dai dispositivi Raspberry Pi fino agli smartphone Android, grazie a Kali NetHunter.
Il pubblico di riferimento resta quello di sempre: hacker etici e professionisti della cybersicurezza che lavorano su attività di red teaming, penetration test, valutazioni di sicurezza e ricerca sulle reti. Con questo aggiornamento il team ha messo mano a 126 pacchetti e ha aggiunto nuove librerie. C’è anche un salto deciso sul fronte del kernel, che passa dalla versione 6.19 alla 7.1.5.
I sei strumenti in arrivo e il nuovo desktop
Partiamo dagli strumenti, che per molti utenti sono il vero motivo per aggiornare. Il primo è dalfox, uno scanner open source per le vulnerabilità XSS pensato soprattutto per l’automazione. Poi arriva katana, un framework di nuova generazione per il crawling e lo spidering dei siti. Più piccolo ma comodo qsreplace, che riceve indirizzi URL in ingresso e sostituisce tutti i valori delle query string con un valore scelto dall’utente. Per la scansione delle porte debutta rustscan, una soluzione moderna e veloce. Chi lavora con le radio software troverà sdrangel, un’interfaccia basata su Qt compatibile con diversi dispositivi SDR. Chiude la lista snaffler ng, che setaccia le condivisioni SMB alla ricerca di credenziali e dati sensibili.
Sul piano grafico la versione 2026.3 porta in dote KDE Plasma 6.7 insieme a un set di icone aggiornato. Il nuovo Plasma promette prestazioni migliori e un consumo energetico più contenuto sulle GPU Intel integrate, oltre a qualche ottimizzazione nel flusso di lavoro. Tra le funzioni più interessanti ci sono i desktop virtuali separati per ciascuno schermo, utili per tenere in spazi distinti browser, terminali e documentazione. Gli sviluppatori spiegano che spostarsi tra questi desktop dalla vista Panoramica è ora più rapido, mentre il supporto a ulteriori protocolli e portali Wayland continua a migliorare l’esperienza sulle configurazioni Linux più recenti. Le connessioni di rete adesso si possono duplicare, cosa che fa risparmiare tempo quando si gestiscono più configurazioni simili tra loro, e anche il Monitor di sistema ha ricevuto qualche ritocco.
Script di compilazione rinnovati e come aggiornare
Meno visibile ma tutt’altro che marginale è il lavoro sugli script di compilazione che generano le immagini ufficiali di Kali. Il team ha voluto uniformarli: ognuno ora condivide, dove possibile, le stesse funzioni, gli stessi argomenti da riga di comando, la stessa struttura e lo stesso aspetto. Arriva anche il supporto ai container, sia con Docker che con Podman. Ogni script rinnovato include un file dedicato che riconosce quale motore di container è presente sul sistema, crea l’ambiente di compilazione e avvia il processo direttamente al suo interno. Non tutti gli script sono stati aggiornati in tempo per questa uscita, però l’obiettivo è completarli per Kali 2026.4 e, nella fase successiva, automatizzare compilazioni e flussi di lavoro.
Chi vuole provare Kali Linux 2026.3 ha diverse strade davanti. Si può aggiornare un’installazione esistente, scegliere la piattaforma preferita oppure scaricare direttamente le immagini ISO per nuove installazioni o per l’uso in modalità live. Per l’aggiornamento basta impostare il repository kali rolling nel file delle sorgenti, lanciare l’aggiornamento completo dei pacchetti tramite apt, copiare i file di configurazione predefiniti nella propria cartella utente e riavviare il sistema se richiesto. Chi usa Kali all’interno del sottosistema Windows per Linux farebbe bene a passare a WSL 2, che gestisce meglio le applicazioni grafiche, e può controllare la versione in uso direttamente dal Prompt dei comandi di Windows. A operazione conclusa, per verificare che tutto sia andato a buon fine è sufficiente eseguire il comando grep VERSION /etc/os-release.
Fonte: TecnoAndroid


