Il drone intercettore K100XR sviluppato dalla società svedese Nordic Air Defense sta attirando parecchia attenzione, e non è difficile capire perché. Piccolo, veloce e intelligente, questo velivolo promette di abbattere minacce aeree senza costringere gli eserciti a bruciare cifre folli per ogni singola intercettazione. La guerra in Ucraina ha ridisegnato completamente il modo di guardare ai droni, e quanto accade sul campo continua a spingere la ricerca in direzioni che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza.
Non è certo un bel modo di far progredire la tecnologia, questo va detto. Ma è un effetto collaterale dei conflitti moderni. Mezzi che un tempo servivano quasi solo per la ricognizione o per usi civili si sono trasformati in armi economiche capaci di mandare in tilt sistemi di difesa che costano milioni. Parliamo dei droni kamikaze, e ancora di più di quelli che operano in sciame. Le difese classiche, davanti a questa roba, possono fare ben poco.
Perché il costo conta quanto la velocità
Il nodo vero non è soltanto fermare un drone. Bisogna riuscirci senza spendere decine o centinaia di migliaia di euro a colpo. Da qui nascono i progetti di intercettori autonomi, pensati per neutralizzare una minaccia a basso costo con un sistema altrettanto economico, ma abbastanza rapido e sveglio da colpirla prima che arrivi sul bersaglio. L’Europa ha cominciato a investire parecchio in questa direzione, e il K100XR ne è la prova più evidente.
Durante una dimostrazione pubblica il velivolo ha individuato, inseguito e intercettato droni bersaglio in tempo reale, con un approccio ben diverso da quello dei missili antiaerei tradizionali. L’intercettore misura appena 30 centimetri, eppure supera i 354 km/h. Costruito in fibra di carbonio, può salire fino a 1.000 metri di quota e neutralizzare bersagli entro circa 3 chilometri di distanza.
L’intelligenza artificiale che lavora da sola
Il cuore del sistema è il software di bordo, che sfrutta ampiamente l’intelligenza artificiale. Analizza il bersaglio, lo segue e porta a termine l’intercettazione senza bisogno di un controllo continuo da parte dell’operatore. In pratica lavora quasi in totale autonomia, e questo ha un vantaggio niente male, cioè mantenere il silenzio radio. Niente segnali trasmessi verso la stazione di controllo, e quindi molte meno possibilità per i sistemi di guerra elettronica di interferire.
Secondo l’azienda, il K100XR è nato per contrastare droni da ricognizione e munizioni vaganti come gli Shahed, ormai usati su larga scala nei conflitti recenti. Sul fronte anti drone, intanto, gli Stati Uniti puntano sempre più spesso sui laser. Sistemi di questo tipo trovano posto anche su veicoli militari in movimento, e i modelli più recenti sono ormai autonomi.