Una ragazza bionda, bella, in divisa militare e fieramente schierata con Donald Trump sta facendo impazzire centinaia di migliaia di americani sui social. Si chiama Jessica Foster, il suo profilo Instagram ha raggiunto 1 milione di follower in pochissimi mesi. Il problema? Non è reale. È un prodotto dell’intelligenza artificiale, un volto generato al computer che non ha mai indossato davvero una divisa, non ha mai messo piede in una caserma e, soprattutto, non è mai esistita.
Il fenomeno lo ha raccontato bene il Washington Post, definendolo “patriottismo mescolato a pornografia soft”. Ed è una formula che rende perfettamente l’idea. I social americani, nell’era trumpiana, pullulano di procaci soldatesse, camioniste e poliziotte generate dall’AI con un unico scopo: diffondere il pensiero conservatore del movimento MAGA, trascinando nella trappola utenti che scorrono i feed troppo velocemente per fermarsi a verificare se quello che vedono sia vero oppure no. E ci cascano a migliaia, con una facilità disarmante.
Jessica Foster rappresenta l’apoteosi di tutto ciò che i sostenitori di MAGA vorrebbero vedere condensato in un unico canale social. Come ha spiegato Sam Gregory, direttore esecutivo di Witness ed esperto di deepfake, esistono innumerevoli donne bellissime online, reali e non, ma averne una così vicina al potere, presente ai grandi eventi del momento, esercita un fascino completamente diverso.
Foto con Trump, Putin e Zelensky: i segnali ignorati da un milione di follower
Nelle decine di foto pubblicate sul profilo Instagram (ora rimosso da Meta per violazione degli standard della community), Jessica Foster veniva immortalata accanto a Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. In altre immagini strizzava l’occhio ai “ragazzi etero”, inviando messaggi subliminali e celebrando con orgoglio il proprio presunto servizio nell’esercito americano.
Eppure, bastava osservare le foto con un minimo di attenzione per accorgersi che qualcosa non tornava. I riconoscimenti militari sulla divisa erano confusionari, la targhetta sulla giacca alternava nome e cognome senza logica. Glitch visivi evidenti, per chi avesse voluto notarli. Qualcuno, in effetti, ha manifestato timidi sospetti: “Perché non rispondi mai?”, le ha chiesto un utente sotto uno dei post. Una domanda semplice che nascondeva la risposta più ovvia.
Il caso di Jessica Foster non è nemmeno isolato. Dinamiche analoghe si registrano anche in Iran, dove nelle ultime settimane sono comparse sul web foto di soldatesse sostenitrici del regime di Teheran. Tutto falso, naturalmente, considerando che in quel Paese alle donne è vietato combattere.
Propaganda politica, ma anche business: il vero obiettivo dei profili fake
Dietro la diffusione di questi falsi profili social generati con intelligenza artificiale non si nasconde solamente la propaganda politica. In molti casi, compreso quello di Jessica Foster, l’obiettivo è anche commerciale: attirare utenti gratuiti con immagini attraenti per poi convogliarli verso contenuti in abbonamento, trasformando i follower in clienti paganti. Un meccanismo che sfrutta la combinazione tra contenuti virali e la scarsa capacità critica di chi naviga distrattamente, rendendo questi profili fake strumenti estremamente redditizi oltre che politicamente efficaci.
