Isar Aerospace resta in cima alla nuova generazione di startup spaziali europee, ma il tentativo di portare in orbita un volo di prova cruciale del suo razzo Spectrum continua a sbattere contro un muro dietro l’altro. L’ultimo stop è arrivato lunedì, quando l’azienda con sede vicino a Monaco di Baviera ha annullato il lancio dopo aver “rilevato un comportamento anomalo nei sistemi fluidici del veicolo”, come spiegato in un post sui social. I team stanno ora analizzando i nuovi dati per isolare la causa precisa.
Il razzo a due stadi, alto circa 28 metri, era pronto al decollo dallo spazioporto di Andøya, nel nord della Norvegia. Era la quarta volta in cinque mesi che la società raggiungeva una data prevista per il secondo volo di test di Spectrum. Andøya Space, proprietaria del sito di lancio, ha indicato sul proprio sito che la finestra attuale resta aperta fino al 21 giugno. Nessun nuovo calendario è stato comunicato subito dopo l’ultimo rinvio.
La gravità continua a vincere
Il razzo Spectrum ha già mancato tre finestre di lancio quest’anno. Il primo stop è arrivato il 21 gennaio per un problema a una valvola di pressurizzazione. Poi il 25 marzo gli ingegneri hanno fermato il conto alla rovescia pochi istanti prima del decollo, quando hanno notato temperature in salita nel propano liquido che alimenta il razzo. La colpa, secondo i tecnici, era di un ritardo precedente nel countdown causato da una barca non autorizzata nelle acque vietate lungo la traiettoria di volo. Il 9 aprile è arrivato un altro rinvio, stavolta per una sospetta perdita in un serbatoio in materiale composito.
“Gli annullamenti fanno parte del gioco”, aveva detto in aprile il fondatore e amministratore delegato Daniel Metzler. “Ogni tentativo ci dà esperienza e lezioni preziose.” Una frase che suonerà familiare a chiunque segua anche solo per curiosità il mondo dei lanci spaziali. Ma la disponibilità della rampa si sta rivelando un bel grattacapo ad Andøya. Il sito remoto, dentro il Circolo Polare Artico, viene spesso usato come poligono militare. È successo proprio il mese scorso, quando i test missilistici hanno avuto la precedenza.
La posizione vicino a una zona ricca di pesca ha generato altre tensioni. Lo skipper del peschereccio finito nell’area di rischio durante il tentativo di marzo ha raccontato ai media locali di essere rimasto nella zona vietata per recuperare attrezzatura impigliata. Lo stesso pescatore si era rifiutato di lasciare l’area anche durante un’esercitazione di bombardamento tedesca lo scorso ottobre, pur respingendo ogni accusa di sabotaggio. Il poligono è un tassello importante della collaborazione militare tra Norvegia e Germania. “Per noi pescatori questo è il posto di lavoro, e poi arrivano loro e vogliono usare la stessa area”, ha detto al giornale Kyst og Fjord Olafur Einarsson, capitano del peschereccio. “Ci è capitato un cattivo vicino, si potrebbe dire.”
L’attrito tra industria dei lanci e pesca non è certo una novità. Agli albori del programma spaziale giapponese, i lanci dallo spazioporto principale erano limitati ad alcuni mesi dell’anno proprio in base alle stagioni di pesca vicino all’isola di Tanegashima. Quelle restrizioni sono durate decenni, fino a un accordo del 2010 che ha aperto la strada ai lanci tutto l’anno.
Tanti soldi, poca esperienza di volo
Isar Aerospace guida il gruppo di nuove aziende europee che vogliono rendere di nuovo competitivo il settore dei lanci commerciali del continente. Altre realtà come la tedesca Rocket Factory Augsburg, la francese MaiaSpace e la spagnola PLD Space stanno sviluppando i propri lanciatori per piccoli satelliti, pensati come alternativa più economica ad Arianespace e Avio, gli operatori storici europei.
Spectrum è l’unico razzo del gruppo ad aver già affrontato un volo di test. Il primo lancio, nel marzo 2025, è durato meno di un minuto prima di schiantarsi vicino alla rampa. Gli ingegneri hanno individuato la causa nell’apertura involontaria di una valvola di sfiato e nella perdita di controllo dell’assetto. A bordo di quel volo non c’erano carichi paganti. Stavolta invece sono stati inseriti nel cono del razzo cinque piccoli CubeSat e un esperimento tecnologico che resterà attaccato al veicolo. Il secondo volo è sostenuto dal programma “Boost!” dell’Agenzia spaziale europea e dalla competizione Microlauncher del Centro aerospaziale tedesco.
L’azienda riceverà fino a 205 milioni di euro dall’ESA tramite il programma European Launcher Challenge, soldi che si aggiungono ai finanziamenti privati per oltre 800 milioni di euro, inclusi 270 milioni annunciati appena la scorsa settimana. Numeri che la rendono di gran lunga la società di lancio privata più capitalizzata d’Europa. Di denaro insomma Isar non ne ha bisogno. Quello che le manca davvero è la moneta che conta di più, l’esperienza di volo. E il prossimo lancio, quando finalmente arriverà, servirà proprio a colmare quel vuoto.