Hell Grind è uno di quei progetti che fanno discutere ancora prima di essere visti per intero, e adesso che i primi minuti sono online la reazione del pubblico racconta qualcosa di interessante. Si tratta di un film realizzato interamente con l’intelligenza artificiale generativa, e nonostante l’ambizione del progetto la risposta degli spettatori non è stata quella che la produzione probabilmente sperava.
Dietro al lungometraggio c’è la startup californiana Higgsfield AI, che ha messo insieme il tutto in appena 14 giorni. Un tempo record, se ci si pensa, soprattutto considerando che il budget si è fermato a mezzo milione di dollari, circa 460 mila euro. Per dare forma alle immagini è stato usato Seedance 2.0, il modello video sviluppato da ByteDance, lo stesso colosso che sta dietro a TikTok.
Cosa non ha funzionato in Hell Grind
Basta poco, davvero pochi fotogrammi, per capire che davanti agli occhi non ci sono attori veri. Il risultato finisce per somigliare più a un film realizzato in CGI che a una produzione tradizionale, e questo è uno dei punti su cui si è concentrata la discussione. Alcune scene se la cavano bene e riescono quasi a ingannare l’occhio, mentre altre lasciano trasparire movimenti rigidi, poco fluidi, quel senso di artificiale che ancora fatica a sparire del tutto.
La scelta della società è stata quella di distribuire Hell Grind a puntate, e per ora sono disponibili soltanto i primi 20 minuti. Significa che ogni giudizio resta parziale, perché manca gran parte della storia. Eppure tanto è bastato per far partire i commenti sui forum, dove i pareri si sono divisi parecchio.
La critica più ricorrente riguarda la trama, descritta come debole, con dialoghi che corrono troppo veloci e che spesso non si incastrano bene con quello che succede sullo schermo. “L’interazione risulta poco naturale, gli attori mancano di profondità e non catturano l’attenzione di chi guarda”, si legge tra i vari interventi degli utenti. C’è però anche chi ha voluto guardare il bicchiere mezzo pieno, apprezzando la cura nei dettagli e la complessità di certe sequenze, segno che non tutto è stato bocciato.
Il punto, in fondo, è proprio questo: Higgsfield AI ha provato a dimostrare che con gli strumenti giusti si può confezionare un intero film in due settimane, e da un punto di vista tecnico la sfida è stata vinta. Resta il fatto che il pubblico, almeno per ora, non si è lasciato conquistare fino in fondo, e le perplessità sull’uso dell’intelligenza artificiale per raccontare storie complesse restano sul tavolo.