La sonda Hayabusa 2 dell’agenzia spaziale giapponese JAXA si prepara a un passaggio ravvicinato che ha del clamoroso. Domenica 5 luglio la sonda sfiorerà l’asteroide Torifune arrivando a circa 800 metri dal suo centro, il tutto a una velocità di circa 5 chilometri al secondo calcolata rispetto all’asteroide stesso. Un’operazione di alta precisione che segna una tappa importante di una missione ormai lunga anni.
Facciamo un passo indietro. Hayabusa 2 è partita nel dicembre 2014 a bordo di un razzo H-IIA e ha raggiunto l’asteroide Ryugu nel giugno 2018. Dopo aver creato il primo cratere artificiale della storia su un corpo di questo tipo, ha riportato i campioni sulla Terra nel dicembre 2020. Da allora ha continuato a lavorare come missione estesa, ribattezzata Hayabusa 2 diesis. Questo sorvolo fa parte proprio di quella fase e rappresenta una prova generale in vista dell’arrivo all’asteroide 1998 KY26, destinazione finale prevista per il 2031.
Hayabusa 2: vicinissimi a Torifune
Torifune ha una forma allungata, con un asse maggiore di poco meno di 800 metri, uno minore intorno ai 400 metri e un diametro medio compreso tra 450 e 500 metri. Alla domanda su quanto sia difficile passare con tanta precisione così vicino all’asteroide, Yuya Mimasa, a capo del team della missione estesa, ha usato un paragone efficace. Avvicinarsi a 5 chilometri al secondo e passare tra 800 metri e 1 chilometro da una distanza di 100 milioni di chilometri equivale, spiega, a colpire una moneta da un yen posata in Hokkaido con un cannone elettromagnetico sparando da Okinawa. Per capirci, come mirare da una città all’altra a centinaia di chilometri di distanza.
Il nome Torifune è stato scelto tramite un concorso pubblico. Deriva dai nomi di divinità della mitologia giapponese e dalle imbarcazioni su cui viaggiano quegli dei, e porta con sé l’augurio che la sonda possa portare a termine l’esplorazione in tutta sicurezza. La sua sigla provvisoria è 2001 CC21 e rientra nella categoria degli asteroidi vicini alla Terra, i cosiddetti NEO. In un primo momento era stato classificato come asteroide di tipo L, diverso da Ryugu, ma osservazioni successive hanno rivelato che si tratta di un tipo S, lo stesso di Itokawa, esplorato dalla prima missione Hayabusa. Nonostante il cambio di classificazione, per la JAXA resta un corpo celeste prezioso per capire la diversità e l’evoluzione degli asteroidi vicini al nostro pianeta.
Una prova che guarda alla difesa planetaria
Questo sorvolo conta molto anche sul fronte della difesa planetaria, l’insieme di strategie per prevenire impatti con corpi celesti in avvicinamento. Gli obiettivi sono tre. Il primo è acquisire tecnologia di guida orbitale di precisione grazie a passaggi ad alta velocità. Riuscire a sfiorare l’asteroide a soli 800 metri dal centro getta le basi per future tecnologie capaci di far impattare intenzionalmente una sonda contro piccoli corpi celesti. Il secondo è usare una sonda nata per altri scopi per simulare una ricerca d’emergenza in caso di possibile collisione. Il terzo è raggiungere l’asteroide ultrapiccolo 1998 KY26, appuntamento fissato al 2031.
Quel corpo celeste è un asteroide a rotazione rapida con un diametro stimato in appena 30 metri, forse meno. Oggetti di quelle dimensioni rischiano di attraversare l’atmosfera e colpire la Terra una volta ogni qualche decennio, quindi conoscerne le proprietà fisiche è direttamente collegato a future misure di prevenzione. Quanto ai timori per la Terra, Makoto Yoshikawa, del team della missione estesa, taglia corto. Torifune è talmente grande che, anche se la sonda ci finisse contro, la sua orbita cambierebbe in modo impercettibile e non ci sarebbe alcun rischio di impatto con la Terra.
Come seguire la diretta
Per il giorno del sorvolo è prevista una diretta ufficiale della JAXA su YouTube. In Spagna la trasmissione parte alle 7:00 del mattino di domenica 5 luglio, con le schermate dei dati inviati da Hayabusa 2, le immagini della sala di controllo e spiegazioni con grafiche generate al computer. Non si vedrà però Torifune in tempo reale. La sua forma comincerà a comparire nell’inquadratura della camera di bordo appena un minuto prima della massima vicinanza, e fino ad allora resterà solo un pixel. Le immagini impiegheranno tra qualche ora e un giorno per arrivare a Terra a sorvolo concluso.