C’è ancora spazio per l’autenticità in un periodo in cui l’intelligenza artificiale sembra aver messo le mani su tutto, dalla scrittura alle immagini fino alle email che riceviamo ogni giorno? La domanda non è retorica, e a porsela in modo concreto sono i creatori di GPTZero, una piattaforma nata proprio per smascherare i contenuti prodotti dalle macchine. La novità è che ora questo progetto cambia proprietario, e la cosa apre più di un interrogativo.
Il progetto GPTZero finisce nelle mani di Superhuman
Tutto comincia nel 2023, quando Edward Tian e Alex Cui, all’epoca poco più che ventenni, decidono di costruire uno strumento capace di riconoscere la natura AI di un contenuto e segnalare eventuali allucinazioni al suo interno. L’idea di fondo era semplice e parecchio diretta. Dare a chiunque la possibilità di capire se un testo, un’immagine o un audio fosse davvero opera umana oppure il risultato sputato fuori da un algoritmo. Sul sito ufficiale GPTZero si presenta come un riquadro dove incollare un testo o caricare un file da sottoporre all’analisi. Niente fronzoli, dritto al punto.
La notizia riguarda l’acquisizione portata a termine da Superhuman, società che propone una suite per la produttività basata sull’intelligenza artificiale e che, tra le altre cose, controlla anche Grammarly. Quanto sia costata l’operazione non è dato saperlo, ma la valutazione di GPTZero si aggira sugli 88 milioni di dollari, circa 82 milioni di euro. Numeri non da poco, considerando che la piattaforma conta oltre 19 milioni di iscritti e genera ricavi per 30 milioni di dollari l’anno, vale a dire poco meno di 28 milioni di euro.
La grande contraddizione dell’AI, spiegata bene
Al di là delle frasi di circostanza, viene da chiedersi se questa scelta non finisca per tradire la missione originale di GPTZero. Unirsi a una realtà che vive di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, pensate per velocizzare e rendere più efficiente il lavoro, permetterà davvero alla piattaforma di continuare a difendere l’autenticità dei contenuti? Il dubbio è più che legittimo.
L’obiettivo dichiarato è integrare la tecnologia nella suite già esistente di Superhuman, così da rilevare se quanto ricevuto o visualizzato sia stato creato da chatbot o da automatismi vari. Solo che lo fa dentro un pacchetto su cui gli stessi utenti contano per generare contenuti sintetici. Ecco il cortocircuito perfetto, quello che racconta meglio di qualsiasi discorso la grande contraddizione dell’AI.
Una delle richieste più frequenti arrivate dagli utenti riguardava proprio l’integrazione del rilevamento automatico direttamente nelle caselle di posta elettronica, in modo da valutare al volo l’autenticità e la provenienza dei contenuti che si leggono. Un bisogno reale, insomma.
E qui salta agli occhi una certa incoerenza. La stessa azienda oggi offre sia gli strumenti per generare contenuti con l’intelligenza artificiale sia quelli per individuarli. Da un lato legittima l’ottimizzazione spinta del processo creativo, dall’altro continua a ripetere che esiste ancora un valore aggiunto in ciò che è umano e autentico. Detta in parole povere, posso anche voler scrivere un testo o un’email il più velocemente possibile, ma mi importa eccome sapere se quello che leggo è stato sfornato da ChatGPT.