Googlebook è il nuovo nome che Google ha deciso di mettere sul tavolo, e non si tratta di un semplice restyling. È una categoria di laptop premium pensata per far girare al meglio l’Intelligenza Artificiale Gemini, e rappresenta l’evoluzione naturale di quello che per anni abbiamo conosciuto come Chromebook. Ma qui il tono cambia parecchio.
In un’intervista rilasciata a Chrome Unboxed, il vicepresidente di Google John Maletis ha voluto chiarire un punto che a molti è sembrato controintuitivo. Perché i primi Googlebook arriveranno solo come dispositivi di fascia alta? La risposta ha una sua logica precisa. Per anni i Chromebook sono stati associati all’idea di computer economico, quello da usare a scuola, buono per navigare e poco altro. Con questa nuova linea l’azienda vuole ribaltare quell’immagine e presentarsi a un pubblico che chiede di più.
Perché si parte proprio dal segmento premium
Maletis lo ha detto senza troppi giri di parole. A differenza dei Chromebook, Googlebook nasce come marchio premium, con un’esperienza d’uso pensata per la fascia alta. I dispositivi verranno costruiti da partner esterni, ma Google non lascerà spazio all’improvvisazione. Ha imposto linee guida hardware piuttosto rigide, ammettendo solo componenti approvati direttamente, così da garantire un comportamento coerente su tutti i modelli in commercio.
I nomi coinvolti sono già cinque. Parliamo di Lenovo, Acer, Asus, HP e Dell. Per i processori della prima generazione, invece, il compito toccherà a Intel, Qualcomm e MediaTek. Fuori dai giochi, almeno per ora, AMD, che non compare nella line-up iniziale.
Sotto la scocca cambia tutto
Il vero salto, però, non riguarda tanto il prezzo quanto ciò che sta dietro le quinte. Googlebook abbandona il classico framework di ChromeOS e si appoggia direttamente allo stack nativo Android. Una scelta tutt’altro che casuale, perché permette a laptop e smartphone Android di condividere la stessa base architetturale. Il risultato è un’integrazione tra dispositivi molto più profonda di quanto i Chromebook abbiano mai potuto offrire. In pratica, è la concretizzazione di quel progetto chiamato AluminiumOS di cui si parlava già da qualche settimana.
Tra le novità che Maletis ha voluto sottolineare c’è il supporto nativo alle app Android. Non più emulate, ma eseguite direttamente sul sistema, con vantaggi concreti sul fronte delle prestazioni. E poi torna un vecchio conoscente, il Glow Bar, quella striscia luminosa già apparsa sui Chromebook Pixel del 2013. Stavolta però avrà funzioni dinamiche, legate all’attività del sistema e a Gemini che lavora in sottofondo.
Sui prezzi ufficiali per ora bocche cucite. Il posizionamento, però, lascia intuire cifre che superano abbondantemente i 900 euro, ben distanti dalla fascia base che ha reso famosi i Chromebook scolastici. Google ha comunque messo le mani avanti, spiegando che questa è solo la prima fase del piano. L’idea, col tempo, è portare la piattaforma Googlebook anche su fasce più accessibili, ripercorrendo quello stesso cammino di democratizzazione che aveva reso popolare l’ecosistema Chromebook tradizionale.