Il telefono squilla, sul display compare il nome di un parente, si risponde e la voce sembra proprio la sua. Peccato che non sia lui. Dietro c’è un truffatore che sfrutta l’intelligenza artificiale per clonare la voce e spingere la vittima a inviare soldi per un’emergenza mai accaduta. La fake call detection di Google nasce esattamente per fermare questo tipo di inganno, e arriva proprio mentre il fenomeno raggiunge numeri spaventosi. Secondo l’Interpol, truffe di questo genere hanno causato perdite globali oltre i 400 miliardi di dollari, circa 370 miliardi di euro, e nel solo 2024 la FTC americana ha contato quasi 3 miliardi di dollari di danni, all’incirca 2,8 miliardi di euro, legati alle cosiddette impersonation scam.
La risposta di Google è una funzione disponibile da questo mese su Android 12 e versioni successive, in arrivo per primi sui dispositivi Pixel. Niente di fantascientifico, ma un meccanismo studiato con una certa attenzione.
Come funziona davvero la fake call detection
Il sistema è più furbo di quanto possa sembrare a prima vista. Quando arriva una chiamata da un contatto che usa anche lui Phone by Google, il suo dispositivo invia in tempo reale un segnale silenzioso cifrato. Una specie di stretta di mano digitale che conferma una cosa semplice: questa chiamata parte davvero da quel telefono. Il canale scelto è RCS con crittografia end to end, quindi nessuno, nemmeno Google, può sbirciare il contenuto di questa verifica.
Se invece un truffatore falsifica il numero del contatto, quel segnale di conferma non arriva. Ed è qui che il telefono passa all’azione: contatta in autonomia il dispositivo reale della persona per fare un doppio controllo. Se la risposta è del tipo io non sto chiamando nessuno, sullo schermo spunta subito un avviso che invita a riagganciare. Tutto in automatico, senza che l’utente debba muovere un dito.
La funzione è attiva per impostazione predefinita e si può spegnere dalle impostazioni di Phone by Google. Chi non ha l’app già impostata come predefinita può scaricarla dal Play Store e renderla l’app telefono principale.
Il limite che pesa: serve la stessa app da entrambe le parti
C’è però un nodo strutturale che vale la pena mettere in chiaro. La protezione scatta soltanto se entrambi gli interlocutori usano Phone by Google. Se la mamma, tanto per fare un esempio, usa l’app telefono di Samsung o di un altro produttore, la stretta di mano digitale non avviene e la funzione resta inerte. Google ha costruito tutto su RCS, uno standard aperto, proprio nella speranza che altri produttori e sviluppatori adottino la stessa tecnologia. Per ora, però, la copertura reale è ancora parziale.
Questa novità va a sommarsi ad altri strumenti già presenti su Android: il rilevamento delle truffe nei messaggi su Google Messaggi, la verifica delle chiamate provenienti dagli istituti finanziari e la protezione antifrode già disponibile su Google Telefono in Italia per alcuni Pixel. Il sistema di difesa si fa via via più solido, anche se il salto di qualità vero arriverà solo quando l’ecosistema si allargherà oltre i confini dei dispositivi Google.