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Google AI Mode, la pubblicità arriva in 10 Paesi ma rende meno

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Google porta la pubblicità dentro AI Mode a livello globale e lo fa proprio mentre ammette che la nuova versione della ricerca basata su Gemini rende meno di quella tradizionale. Il tutto arriva in giorni complicati per il titolo Alphabet, che in Borsa ha incassato un calo piuttosto pesante dopo la presentazione dei conti del terzo trimestre.

Durante la conference call sui risultati trimestrali, Philipp Schindler ha riconosciuto senza troppi giri di parole che AI Mode ha una monetizzazione più bassa rispetto alla classica ricerca di Google. In pratica la forte crescita delle interrogazioni gestite dall’intelligenza artificiale non si è tradotta in un beneficio altrettanto forte sui conti, semplicemente perché questa modalità genera meno ricavi. Secondo il dirigente la crescita sostenuta delle query in AI Mode ha avuto un impatto proprio a causa di questa resa inferiore. Schindler ha comunque voluto rassicurare tutti, spiegando che l’azienda si sente molto soddisfatta della traiettoria intrapresa, che gli esperimenti pubblicitari hanno dato risultati promettenti e che ora gli annunci verranno estesi sia nelle AI Overviews sia in AI Mode, raggiungendo più utenti e più ricerche.

Gli annunci in AI Mode arrivano in nuovi Paesi

Lo stesso giorno Google ha ufficializzato l’arrivo della pubblicità in AI Mode nei mercati internazionali. Negli Stati Uniti, inoltre, gli utenti cominceranno a vedere i cosiddetti annunci multiturno, cioè inserzioni che compaiono anche nelle domande successive di una stessa conversazione. Big G sostiene che dalle proprie ricerche emerga un quadro tranquillizzante: le persone si troverebbero a proprio agio con gli annunci all’interno di AI Mode e li considererebbero molto pertinenti. Non solo. Il tasso di clic sui prodotti sponsorizzati sarebbe già simile a quello dei risultati organici negli elenchi di prodotti mostrati dalla modalità.

L’espansione degli annunci parte da Australia, Canada, India, Kenya, Malesia, Nuova Zelanda, Nigeria, Pakistan, Filippine e Singapore. Nel quarto trimestre del 2026 il programma si allargherà ad altri mercati, tra cui Brasile, Messico e Regno Unito. Per ora l’Italia non compare nell’elenco.

Il crollo in Borsa e i timori legati all’intelligenza artificiale

Sul fronte finanziario la situazione è tutt’altro che serena. Il titolo di Google ha perso circa 27 punti nelle ore della conference call e ha continuato a scendere anche il 29 ottobre. Attualmente viaggia intorno ai 240 euro, appena qualche punto sopra il minimo toccato il 30 marzo, pari a circa 235 euro. Il calo del 12% ha bruciato oltre 430 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Si tratta del secondo crollo più grande di sempre, dietro soltanto a quello di Nvidia del 2025, quando sfumarono circa 505 miliardi di euro.

Va detto che la discesa non dipende direttamente da AI Mode. A pesare sono stati soprattutto utili inferiori alle attese nel terzo trimestre. I ricavi pubblicitari della ricerca, del resto, valgono ancora più o meno la metà del fatturato complessivo dell’azienda, quindi ogni scossone in questo settore si fa sentire. Gli investitori guardano con una certa apprensione anche alle enormi spese in conto capitale legate alla costruzione di nuovi data center. Il timore è che, se la bolla dovesse scoppiare, perfino colossi così solidi finirebbero per subire contraccolpi molto pesanti.

Il nodo principale riguarda la capacità di Mountain View di rendere davvero redditizia la ricerca basata sull’intelligenza artificiale prima che la domanda per gli spazi pubblicitari della ricerca tradizionale crolli. Mentre invia sempre meno traffico verso il web aperto, Google rivendica un dato preciso: AI Mode e AI Overviews trattengono le persone sulle sue pagine per un tempo tre volte superiore rispetto alla ricerca classica.

Fonte: TecnoAndroid

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