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Tra i gatti e i loro padroni potrebbe esistere una vera e propria connessione ormonale, un legame sottile capace di migliorare l’umore di entrambi. È quanto suggerisce un nuovo studio dedicato al rapporto tra i felini domestici e le persone con cui condividono la casa. Il tema non è affatto secondario perché, mentre sui cani le prove raccolte negli anni sono parecchie, sui gatti il quadro è sempre rimasto molto più sfumato.
Chi vive con un micio conosce bene quella sensazione difficile da spiegare a parole. Una presenza discreta, spesso silenziosa, che però sembra cambiare il clima di una stanza. Finora mancava qualcosa che desse a questa percezione una base più solida, e la ricerca prova proprio a colmare questo vuoto.
Gatti e padroni: il confronto con i cani e una lacuna da colmare
Il punto di partenza è piuttosto chiaro. Avere un cane è stato associato in modo costante a una serie di benefici per chi se ne prende cura, al punto che l’idea del cane come alleato del benessere è ormai entrata nel senso comune. Con i gatti la situazione è diversa. Le conferme sono meno nette e il loro contributo alla qualità della vita dei proprietari è sempre apparso più difficile da misurare.
Questa differenza ha alimentato per molto tempo una sorta di gerarchia implicita tra gli animali domestici. Da una parte il cane, considerato quasi per definizione una fonte di serenità. Dall’altra il gatto, visto spesso come un compagno più indipendente e meno coinvolto emotivamente. Il nuovo lavoro scientifico non ribalta questa narrazione in modo plateale ma offre una possibile chiave di lettura per capire perché gli effetti positivi dei felini siano stati finora meno evidenti.
Un legame che passa dagli ormoni
Il cuore della ricerca riguarda appunto la dimensione biologica del rapporto tra gatti e proprietari. Secondo lo studio, tra l’animale e la persona si instaura una connessione di tipo ormonale che potrebbe avere ricadute positive sull’umore di tutti e due. Non si tratterebbe quindi soltanto di affetto o di abitudine ma di un meccanismo che coinvolge il corpo, sia quello umano sia quello felino.
È un aspetto interessante perché sposta l’attenzione su un piano reciproco. Il beneficio non andrebbe in una sola direzione, dal gatto verso il padrone, ma sarebbe condiviso. Anche l’animale, in altre parole, potrebbe trarre vantaggio da questa relazione. Un dettaglio che restituisce al micio un ruolo più attivo di quanto spesso gli venga riconosciuto.
Gli stessi ricercatori parlano comunque di un effetto possibile e non di una certezza assoluta. La formula usata è prudente e indica che questa intesa ormonale potrebbe migliorare lo stato d’animo di gatti e umani. Una cautela che riflette la natura del tema, ancora poco esplorato rispetto a quanto fatto con i cani.
Proprio questa differenza di attenzione scientifica è al centro della questione. Se sui cani i vantaggi sono emersi con una certa costanza, sui felini mancava una spiegazione convincente. Il nuovo studio potrebbe aiutare a capire perché il rapporto con un gatto funzioni in modo diverso e perché i suoi effetti sul benessere siano stati finora così difficili da cogliere.
Fonte: TecnoAndroid


