Per la prima volta un gruppo di scienziati statunitensi è riuscito a riprodurre in laboratorio una piccola porzione di quel che accade dopo un’esplosione nucleare, e il risultato ha sorpreso anche chi conduceva l’esperimento. La scoperta riguarda il modo in cui si formano le particelle nel cosiddetto fallout nucleare, ovvero quella ricaduta di materiale radioattivo che segue ogni detonazione di questo tipo. Quello che è emerso cambia parecchio la comprensione di un fenomeno fino a oggi studiato soprattutto sul campo, con tutte le difficoltà del caso.
A guidare il lavoro sono stati i ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory, uno dei centri di ricerca più noti negli Stati Uniti quando si parla di fisica e sicurezza nucleare. L’idea di partenza era tanto semplice quanto ambiziosa, simulare una piccolissima frazione della palla di fuoco che si genera durante una detonazione, in modo da osservare da vicino i meccanismi che entrano in gioco senza dover ricorrere a un’esplosione reale.
Il ruolo decisivo dei tempi di raffreddamento
Il punto centrale, quello che ha colpito di più gli stessi ricercatori, riguarda la velocità con cui le cose si raffreddano. L’esperimento ha mostrato infatti che la formazione delle particelle dopo un evento nucleare dipende in maniera molto più forte del previsto dai diversi tempi di raffreddamento. In altre parole, a seconda di quanto rapidamente o lentamente la materia incandescente perde calore, cambia il modo stesso in cui le particelle si aggregano e si compongono.
Non è un dettaglio da poco. Capire cosa succede subito dopo un evento di questo genere è fondamentale per la sicurezza e per la gestione delle emergenze. Se si conosce con precisione come e in quali condizioni si formano le particelle radioattive, diventa più facile prevedere dove finiranno, come si distribuiranno nell’ambiente e quali rischi comportano per le persone. Tutto questo, ovviamente, ha ricadute pratiche enormi sulla pianificazione delle risposte a eventuali incidenti o detonazioni.
Perché questa ricerca conta davvero
La cosa interessante è proprio l’approccio. Ricreare in laboratorio una porzione di palla di fuoco nucleare permette di studiare con calma, in condizioni controllate, processi che altrimenti sarebbero osservabili solo in scenari estremi e difficilmente ripetibili. Gli scienziati possono regolare le variabili, ripetere le prove, isolare i singoli fattori. E così facendo hanno scoperto quanto pesi il fattore temperatura nel determinare l’esito finale.