Le eSIM erano nate con una promessa chiara: eliminare le schede SIM fisiche e rendere il passaggio tra operatori telefonici semplice quanto connettersi a una rete Wi-Fi. Una promessa bellissima, sulla carta. Nella pratica, però, le cose sono andate diversamente. Per ogni problema che la tecnologia eSIM avrebbe dovuto risolvere, ne ha portato un altro al suo posto, spesso alimentato dalle scelte degli stessi operatori telefonici.
Le classiche schede SIM sono un residuo di un’epoca in cui più persone condividevano lo stesso telefono e le schede stesse erano enormi. Oggi sono diventate minuscole, e tecnicamente non più necessarie grazie proprio alle eSIM. Eppure, liberarsi davvero del formato fisico si sta rivelando più complicato del previsto.
La grande attrattiva delle eSIM era la possibilità di non essere più vincolati a una rete specifica tramite un oggetto fisico. Chi viaggiava all’estero, per esempio, era costretto a comprare una SIM locale in aeroporto per evitare i costi folli del roaming, mettere al sicuro la propria SIM principale e poi reinserirla al ritorno. Con una eSIM tutto questo diventa effettivamente più semplice: ci si può appoggiare a servizi come Saily, un operatore virtuale di proprietà di NordVPN che offre piani dati in oltre 100 paesi, pensati proprio per chi si sposta spesso. I piani partono da circa 1,80 euro.
Il punto, però, è che il livello di semplicità nell’attivazione o nel passaggio tra eSIM dipende interamente dal singolo operatore. In molti casi bisogna ancora affrontare una serie di passaggi macchinosi per attivare e gestire le eSIM. E se lo smartphone è bloccato su un operatore specifico, le eSIM di altre reti non funzioneranno comunque.
Spostare il proprio numero tra telefoni è diventato più complicato
Ecco un esempio concreto. Passare da un vecchio iPhone 14 Pro a un nuovo Samsung Galaxy S25 Ultra con una SIM fisica è banale: si estrae la scheda dal vecchio telefono, si inserisce nel nuovo, e il numero segue. Il numero è legato a quell’oggetto fisico, e finché la SIM funziona, non serve altro aiuto.
Con una eSIM le cose cambiano parecchio. Se il vecchio telefono è rotto o è stato rubato, la situazione si complica in modo significativo. Anche un semplice trasferimento da un dispositivo all’altro può richiedere diversi passaggi, e in alcuni casi una telefonata all’assistenza clienti. Certo, va detto che l’assenza di un supporto fisico rende necessaria qualche forma di verifica per prevenire le frodi legate allo scambio virtuale di SIM. Ma per chi cambia telefono con una certa frequenza, questa frizione aggiuntiva è un motivo valido per restare alla vecchia SIM di plastica.
L’idea resta buona, ma l’ecosistema non è ancora pronto
Il concetto alla base delle eSIM resta valido, ma nella pratica non è ancora maturo per mantenere la promessa di un sistema di accesso cellulare completamente digitale. Servirebbe almeno uno standard universale per i processi di registrazione e trasferimento delle eSIM. Non dovrebbe esserci alcuna dipendenza da un intermediario che si mette in mezzo, e il trasferimento diretto da dispositivo a dispositivo dovrebbe essere la norma. In particolare, spostare una eSIM da iPhone ad Android e viceversa andrebbe reso molto più semplice.
Le restrizioni imposte dagli operatori, ereditate dal mondo delle SIM fisiche, andrebbero ripensate da zero quando applicate alle eSIM. Anche il passaggio tra più eSIM sullo stesso dispositivo avrebbe bisogno di maggiore fluidità.
Lo scenario ideale sarebbe un sistema che non sia semplicemente una copia digitale del funzionamento delle schede SIM tradizionali: accendere un telefono, cercare gli operatori disponibili e registrarsi con un nome utente e una password, esattamente come ci si connette al Wi-Fi di un bar. Le tecnologie di autenticazione moderne, come le passkey, esistono già e potrebbero rendere obsoleto il concetto stesso di numero di telefono come fattore di sicurezza.