L’entanglement quantistico osservato in un oggetto grande abbastanza da tenerlo in mano ha lasciato più di qualche fisico a bocca aperta. Un cristallo di appena 1 centimetro, quello che di solito si associa al mondo microscopico degli atomi e dei fotoni, ha mostrato particelle che si comportano come un’unica entità. Non era mai successo prima, e la cosa ha un peso notevole nel campo della fisica.
Cosa hanno visto i ricercatori
Il protagonista è un cristallo composto da cerio, palladio e silicio, grande più o meno un centimetro. Un oggetto che si può letteralmente tenere tra le dita, visibile a occhio nudo, niente laboratori sotto vuoto o strumenti che nascondono la scena. Dentro quel piccolo blocco di materia le particelle agiscono insieme, coordinate, quasi fossero legate da un filo invisibile. È esattamente il tipo di comportamento che finora si era riusciti a osservare solo tra atomi isolati o fotoni singoli, mai su una scala così grande.
Il team che ha portato avanti la ricerca arriva dalla TU Wien, l’università tecnica di Vienna. Lo studio è finito su Nature Physics, e non è un dettaglio da poco, perché parliamo di una delle riviste più autorevoli quando si tratta di ricerca fisica. La scelta di quei tre elementi, cerio, palladio e silicio, non è casuale. La loro combinazione crea condizioni particolari, quelle che permettono all’entanglement quantistico di manifestarsi anche fuori dai confini del microscopico.
Perché conta davvero
Fino a oggi l’idea che due o più particelle potessero restare collegate tra loro, condividendo lo stesso stato quantistico anche a distanza, apparteneva a un mondo che sfugge agli occhi. Roba da esperimenti chiusi, misurazioni delicatissime, condizioni al limite. Vedere lo stesso fenomeno in un cristallo macroscopico cambia le carte in tavola, perché avvicina un concetto astratto a qualcosa di tangibile.
Il fatto che il cristallo di cerio, palladio e silicio mostri questo comportamento su scala visibile apre a un modo diverso di studiare la meccanica quantistica. Non più solo teoria e formule, ma un pezzo di materia che si può maneggiare e su cui costruire nuovi esperimenti. La ricerca condotta alla TU Wien segna quindi un punto di svolta, il primo caso documentato di questo tipo su un oggetto di quelle dimensioni.