Elon Musk ci riprova. Vuole liberarsi dei controlli che la Federal Trade Commission ha imposto su X riguardo alla gestione dei dati degli utenti. Una battaglia che va avanti da anni e che, almeno per ora, il patron di X non sta vincendo. I critici sperano di tenere Musk inchiodato a un ordine sulla privacy parecchio severo, deciso dalla FTC poco prima che lui prendesse il controllo di Twitter nel 2022.
Quel provvedimento ha messo paletti sull’uso dei dati di X per vent’anni, imponendo verifiche indipendenti regolari e dando all’agenzia il potere di chiedere documenti quando serve, per controllare che tutto fili liscio. Tutto è partito quando Twitter ammise spontaneamente che, tra il maggio del 2013 e il settembre del 2019, un errore di codice aveva permesso che numeri di telefono ed email, condivisi dagli utenti per l’autenticazione a due fattori, finissero usati per la pubblicità mirata verso quegli stessi utenti. Nell’accordo chiuso pochi mesi prima dell’arrivo di Musk, Twitter accettò di pagare 150 milioni di dollari, circa 138 milioni di euro, e di lasciarsi monitorare dalla FTC fino al 2042.
Le argomentazioni di Musk per cancellare l’ordine
Non è la prima volta che Musk ci prova. Nel 2023 aveva già tentato di far revocare il provvedimento, accusando la FTC di aver aumentato in modo aggressivo le richieste investigative e parlando di un ordine “contaminato da pregiudizi”. L’agenzia rispose punto su punto: l’acquisizione di Twitter sollevava dubbi concreti sulla capacità dell’azienda di rispettare le regole, soprattutto dopo che Musk aveva licenziato il personale chiave che per anni aveva garantito la conformità. Un ingegnere confermò in una deposizione che i tagli e le pressioni sui costi avevano indebolito la capacità di X di mettere in piedi controlli tecnici sull’uso dei dati di contatto. Secondo la FTC, “nessuno era responsabile per circa il 37 per cento dei controlli del programma sulla privacy di X Corp.”.
A insospettire l’agenzia c’erano anche le richieste di Musk di dare ai giornalisti accesso ai sistemi interni per i “Twitter Files”, e un messaggio in cui pretendeva che un assistente entrasse nei sistemi “immediatamente”, minacciando di licenziare “chiunque si mettesse in mezzo”. Musk perse quella causa. Il tribunale stabilì che non aveva l’autorità per modificare o chiudere l’ordine della FTC.
Adesso ci riprova con argomenti nuovi. In una petizione di maggio, sostiene che il monitoraggio dovrebbe finire perché Twitter non esiste più. X è stata fusa in xAI, e poi xAI è confluita in SpaceX. Aggiunge che nessuno dei dirigenti o degli ingegneri responsabili dell’errore sull’autenticazione a due fattori lavora ancora in azienda, e che X ha costruito “un programma di privacy e protezione dati di livello mondiale”. L’azienda lamenta anche 17 milioni di dollari, circa 15,6 milioni di euro, di “costi inutili”.
I commenti pubblici e la posizione della FTC
La FTC ha aperto una fase di commenti pubblici sulla petizione di X, con scadenza fissata al 2 luglio. Finora sono arrivati poco più di una dozzina di interventi, in larga parte anonimi, e quasi tutti chiedono di respingere la richiesta. Molti ricordano che Musk conosceva l’ordine prima di comprare Twitter, e che i costi di conformità sono proporzionati alla gravità della violazione, anche considerando la valutazione da 44 miliardi di dollari dell’azienda. Qualcuno ha ironizzato con un “chi compra stia attento”.
Il commento più sostanzioso è arrivato da William Pate II, secondo cui la fusione non è un motivo per chiudere l’ordine, anzi: l’entità combinata ha “forti incentivi commerciali ad addestrare l’intelligenza artificiale sui dati degli utenti”. Pate ricorda anche due violazioni dei dati subite da X dopo l’acquisizione. 200 milioni di record nel 2023 e 2,8 miliardi di profili nel 2025. E cita l’indagine formale del 2024 della Commissione irlandese per la protezione dei dati sull’uso dei dati degli utenti per addestrare il modello Grok senza un consenso adeguato.
“L’ordine arriva fino al 2042 perché la Commissione ha concluso che un trasgressore recidivo richiedeva una supervisione prolungata”, ha scritto Pate. “X Corp. è a quattro anni dall’inizio di quel periodo. Niente nella petizione dimostra che le preoccupazioni alla base di quel giudizio siano state risolte.”