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Sulla vertenza Electrolux arriva una svolta che fino a qualche tempo fa sembrava tutt’altro che scontata. Per lo stabilimento di Cerreto d’Esi è stato trovato un accordo che cambia in modo profondo lo scenario iniziale: niente licenziamenti unilaterali e un piano di investimenti che supera i 100 milioni di euro. Un risultato che ribalta le premesse di partenza, decisamente più cupe per chi lavora all’interno della fabbrica.
Il progetto originario messo sul tavolo dal gruppo, infatti, andava in tutt’altra direzione. Prevedeva 1.719 esuberi e soprattutto la chiusura dello stabilimento, un’ipotesi che aveva acceso preoccupazioni comprensibili tra i dipendenti e sul territorio. Numeri pesanti, che lasciavano poco spazio all’ottimismo e che raccontavano di un ridimensionamento drastico della presenza produttiva.
Cosa prevede l’intesa per Cerreto d’Esi
Il cuore dell’accordo Electrolux sta in due elementi precisi. Il primo riguarda il personale. L’intesa esclude i licenziamenti unilaterali, il che significa che eventuali uscite non potranno essere decise dall’azienda in autonomia, senza passare dal confronto con i lavoratori. È un punto tutt’altro che secondario, perché sposta l’equilibrio rispetto a quanto immaginato all’inizio, quando lo scenario parlava apertamente di un taglio massiccio dell’organico.
Il secondo elemento è di natura economica. Sul piatto ci sono oltre 100 milioni di investimenti, una cifra che da sola segnala un cambio di prospettiva rispetto all’idea di chiudere il sito. Investire una somma del genere vuol dire, almeno nelle intenzioni, puntare ancora su una realtà industriale che il piano precedente sembrava voler archiviare. Il contrasto tra le due versioni è evidente e spiega perché la notizia sia stata accolta come un passo avanti rilevante nella trattativa.
Mettendo a confronto i due documenti, la distanza appare netta. Da una parte la chiusura e quasi duemila posizioni considerate in eccedenza, dall’altra un’intesa che tutela i dipendenti dalle decisioni prese a senso unico e porta risorse fresche. Praticamente si passa da una logica di smantellamento a una di mantenimento, con tutte le cautele del caso perché il percorso non è ancora chiuso.
La parola passa ai lavoratori
L’intesa raggiunta, per quanto significativa, non è ancora definitiva. Per diventare operativa servirà infatti il voto dei lavoratori, chiamati a esprimersi sul testo concordato. Sono loro, in ultima battuta, a dover dare il via libera a un accordo che li riguarda direttamente e che ridisegna il futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale. Il consenso dei dipendenti rappresenta lo strumento con cui chi vive ogni giorno la fabbrica può valutare se le condizioni ottenute siano sufficienti, mettendole a confronto con le paure suscitate dal piano originario. Dopo settimane in cui sul tavolo c’erano 1.719 esuberi e la prospettiva di vedere chiusi i cancelli, ora la scelta finale torna nelle mani di chi in quei reparti lavora.
Fonte: TecnoAndroid


