La fuga dalla ricerca AI di Google è già iniziata, e i numeri parlano chiaro: le installazioni di DuckDuckGo negli Stati Uniti sono schizzate in alto, con un picco del 30,5% registrato il 25 maggio. Il motore di ricerca alternativo, da sempre focalizzato sulla privacy, sta raccogliendo i frutti di un malcontento crescente che ha preso forma subito dopo l’annuncio del radicale rinnovamento di Google Search.
Durante il Google I/O 2026, la conferenza annuale per sviluppatori, l’azienda ha comunicato che la tradizionale lista di link blu verrà sostituita da un agente basato su intelligenza artificiale, capace di rispondere alle domande, eseguire operazioni e attivare agenti di monitoraggio in background. La reazione è stata tutt’altro che entusiasta. C’è chi ha sostenuto che questa svolta rischia di uccidere il web aperto, chi ha sollevato dubbi sull’affidabilità delle risposte generate dall’AI, e chi semplicemente non vuole essere costretto a usare l’intelligenza artificiale per cercare qualcosa di banale.
Ed è proprio su questo punto che Gabriel Weinberg, CEO di DuckDuckGo, ha calcato la mano: «Google sta imponendo l’AI senza alcuna possibilità di disattivarla. Di conseguenza, i risultati stanno peggiorando, non migliorando. Vogliamo essere il posto dove gli utenti decidono quanta AI vogliono, o se non ne vogliono affatto».
I numeri della crescita e la pagina senza AI
I dati diffusi dalla società parlano di un aumento medio delle installazioni dell’app negli USA del 18,1% su base settimanale nel periodo tra il 20 e il 25 maggio, rispetto alla settimana precedente. La crescita si è mantenuta costante per sei giorni consecutivi, toccando appunto il picco del 30,5% il 25 maggio. Su iOS la situazione è ancora più marcata: la crescita media settimanale ha raggiunto il 33%, con un’impennata del 69,9%.
Un altro dato interessante riguarda la pagina noai.duckduckgo.com, la versione della ricerca che disattiva completamente ogni funzione legata all’AI, comprese le risposte assistite e le immagini generate. Le visite a questa pagina sono cresciute in media del 22,7% su base settimanale, con un picco del 27,7% il 24 maggio.
La tendenza si è rivelata particolarmente forte nel mercato statunitense. E c’è un dettaglio che rende il dato ancora più significativo: DuckDuckGo ha continuato a guadagnare utenti anche durante il weekend del Memorial Day, un periodo in cui normalmente il traffico cala.
L’AI di DuckDuckGo esiste, ma la scelta resta in mano all’utente
Sarebbe sbagliato pensare che DuckDuckGo sia contrario all’intelligenza artificiale tout court. La società offre infatti un proprio prodotto chiamato Duck.ai, gratuito e senza necessità di creare un account, che dà accesso a diversi modelli tra cui Claude 4.5 Haiku di Anthropic, Llama 4 Scout di Meta, Small 3 24B di Mistral e GPT-5 mini di OpenAI. La differenza fondamentale sta nella privacy: DuckDuckGo rimuove l’indirizzo IP dell’utente prima che le richieste raggiungano i fornitori dei modelli, cancella le conversazioni entro 30 giorni e impedisce che le chat vengano utilizzate per l’addestramento.
«Non solo rispettiamo la scelta dell’utente, ma anche la sua privacy», ha dichiarato Weinberg. «Tutto ciò che si fa su DuckDuckGo resta privato: non raccogliamo cronologie di ricerca né chat, e nulla viene usato per l’addestramento dell’AI».
DuckDuckGo propone anche Search Assist, una funzione simile alle panoramiche AI di Google, e un filtro per le immagini AI che esclude dai risultati le immagini create artificialmente. Secondo Kamyl Bazbaz, responsabile comunicazione e policy dell’azienda, entrambe le funzionalità rientrano tra le più utilizzate, nonostante rappresentino filosofie quasi opposte. «Le persone vogliono semplicemente poter scegliere», ha detto Bazbaz. DuckDuckGo, che oggi copre circa il 2% del mercato della ricerca negli Stati Uniti, potrebbe aver trovato la leva giusta per rosicchiare terreno al dominio di Google.