Un drone che vola all’altezza dei terrazzi, in mezzo agli edifici di un condominio, ha scatenato non poche preoccupazioni tra i residenti di un quartiere in provincia di Treviso. La scena si è consumata nel quartiere Parise di Oderzo, una zona densamente popolata che in passato ha già fatto i conti con una lunga serie di furti. E proprio per questo, vedere un apparecchio del genere aggirarsi tra le finestre ha immediatamente acceso i sospetti.
I residenti, temendo che il velivolo potesse servire a spiare dentro le abitazioni o addirittura a studiare il terreno per futuri colpi, hanno fatto una cosa piuttosto sensata. Hanno fotografato il ragazzo che lo pilotava e poi si sono rivolti ai carabinieri per segnalare tutto quanto. Un gesto quasi istintivo, considerando i precedenti della zona, dove i ladri erano soliti entrare nelle case dalla porta finestra delle terrazze, arrampicandosi sulle grondaie.
Il recupero del velivolo e i dubbi che restano sul tavolo
La faccenda si è poi complicata in modo curioso. Il drone è finito impigliato tra i rami di un albero, dentro un giardino privato. Il proprietario del mezzo, ovviamente, voleva riaverlo indietro. Ma i condomini non ne hanno voluto sapere. “Questa è proprietà privata, non un luogo dove far volare un drone“, hanno detto senza troppi giri di parole. Nonostante il rifiuto, il ragazzo è comunque entrato nel giardino della casa, per fortuna disabitata, e si è ripreso il suo apparecchio.
A dare voce ai timori del vicinato è stata Cristina Metto, consigliera comunale e residente nello stesso condominio. La domanda che si pone è tanto semplice quanto legittima. Che senso ha fare riprese aeree su un’area che non ha nulla di panoramico o di artistico? Non stiamo parlando delle immagini spettacolari dell’Etna in eruzione, insomma. Qui il paesaggio è quello ordinario di un palazzo qualsiasi. E il fatto che il drone volasse proprio all’altezza dei terrazzi, in uno spazio delimitato da un cancello chiuso, secondo la consigliera lascia parecchio da pensare.
Ipotesi a confronto tra imprudenza e cattive intenzioni
C’è anche una lettura più tranquilla della vicenda. Il ragazzo potrebbe aver appena comprato il drone e averne semplicemente perso il controllo, finendo per farlo atterrare tra i palazzi. Capita. Però qualcosa non torna. Un pilota alle prime armi, di solito, prova il mezzo in uno spazio aperto, un parco magari, non certo tra i condomini di un quartiere abitato. “No, secondo noi le intenzioni erano ben altre, temo non benevole”, ha ribadito la consigliera, ricordando un principio che spesso viene ignorato. I droni non si possono far volare ovunque.
Al di là di come sia andata davvero, che si tratti di un gesto doloso o di pura leggerezza, la questione della privacy resta centrale. La normativa è chiara su questo punto. I droni non possono riprendere persone né l’interno delle abitazioni private. Farlo significa non soltanto invadere la sfera personale di qualcuno, ma anche calpestare il diritto all’immagine delle persone coinvolte. Due aspetti tutt’altro che secondari, che trasformano un volo apparentemente innocuo in un potenziale problema legale.