I fondali europei sono diventati una questione concreta, e CAMCOPTER S-300 è il nome che l’Unione Europea ha messo sul tavolo per provare a rendere meno “invisibili” le minacce sotto la superficie. L’idea, a pensarci, ha qualcosa di controintuitivo: per tenere d’occhio ciò che accade in mare, la risposta arriva dall’alto. E arriva con un mezzo che non passa inosservato, visto che si parla del più grande elicottero a pilotaggio remoto mai realizzato dall’azienda austriaca Schiebel.
Il drone è stato selezionato ufficialmente per partecipare a SWORD, iniziativa di difesa della durata di tre anni finanziata dal Fondo europeo della difesa. Il punto non è solo “avere un drone”, ma costruire un sistema più ampio e integrato: mettere insieme competenze e tecnologie europee per rilevare e tracciare la presenza di sottomarini ostili, con l’obiettivo di operare a distanze di sicurezza molto più ampie rispetto a quelle che una nave tradizionale riesce a coprire da sola. Un modo per allungare il braccio, riducendo l’esposizione diretta degli equipaggi.
Un progetto guidato da TKMS ATLAS ELEKTRONIK per rilevare e tracciare sottomarini a distanza
A coordinare il progetto c’è TKMS ATLAS ELEKTRONIK, con l’ambizione dichiarata di unire le forze dell’industria tecnologica del continente e arrivare a un sistema capace di individuare, seguire e potenzialmente anche neutralizzare sottomarini ostili. Tutto questo, però, non nasce nel vuoto: negli ultimi tempi la sicurezza delle acque europee è finita al centro dell’attenzione per attacchi mirati alle infrastrutture critiche. Si parla di elementi delicatissimi come i cavi di comunicazione sottomarini e i gasdotti, asset che attraversano aree enormi e che, per definizione, sono complessi da controllare in modo continuo.
Il quadro geografico citato è ampio e tutt’altro che “locale”: dal Mar Baltico all’Atlantico del Nord, passando per Mediterraneo e Artico. Ed è proprio qui che l’approccio cambia. Le marine militari cercano di estendere il proprio raggio d’azione, ma senza portare persone in situazioni rischiose più del necessario. In questo scenario CAMCOPTER S-300 viene presentato come un mezzo adatto allo scopo, con una filosofia che richiama quella di un modello Airbus mostrato di recente: autonomia, capacità di carico e integrazione con piattaforme navali.
Decollo verticale, carichi fino a 340 kg e oltre 24 ore di volo: cosa può fare CAMCOPTER S-300
La parte operativa è quella che rende CAMCOPTER S-300 particolarmente interessante per l’impiego navale. Grazie al decollo e atterraggio verticale, può operare direttamente dai ponti delle navi senza bisogno di una pista. Tradotto: meno vincoli logistici, più flessibilità nelle missioni, tempi di reazione più stretti.
Sul piano delle dimensioni e della “forza bruta”, i numeri sono importanti. Il peso massimo al decollo è compreso tra 660 e 700 chilogrammi, e il drone può trasportare fino a 340 chilogrammi di equipaggiamento. Questa capacità apre spazio a dotazioni speciali tutt’altro che leggere: radar sofisticati, sistemi di sorveglianza elettronica, ponti radio e anche sistemi per il rilascio di boe sonore, strumenti centrali quando l’obiettivo è la localizzazione subacquea. Nelle configurazioni dedicate alla sorveglianza pura, viene indicata anche la possibilità di restare in volo continuo per oltre 24 ore, un dato che cambia il tipo di copertura possibile su aree estese.
Lo sviluppo, intanto, viene descritto come avanzatissimo: CAMCOPTER S-300 ha già superato le cento ore di volo in una serie di test intensi svolti in Francia. E l’interesse non si ferma all’Europa. Anche la Corea del Sud lo integrerà nella propria Marina e nel Corpo dei Marines per missioni di ricognizione entro la fine di questo decennio.